La scoperta della circolazione del sangue da parte di William Harvey costituisce probabilmente la più grande eredi­tà di conoscenza che la medicina del XVII secolo ha potuto tra­mandare. Dopo aver studiato alla King’s School di Canterbury, dove ricevette una approfondita educazione umanistica, Harvey entrò al Caius College di Cambridge.

Nel 1600 si trasferì all’Università di Padova, ove ebbe fra i suoi maestri Gerolamo Fabrici d’Acquapendente (1533-­1619), che aveva compiuto importanti ricerche sulla circolazione veno­sa e sul ritorno del sangue dalla periferia alle sezioni destre del cuore. Dopo la laurea in medicina nel 1602, Harvey rientrò in patria ed iniziò ad esercitare la professione, circondato dalla stima dei suoi connazionali e dall’amicizia dello stesso re Carlo I Stuart, che amava assistere ai suoi esperimenti.

Nel 1649, l’anno della decapitazione del re in seguito alla rivolta di Oliver Cromwell (1598­-1658), Harvey pubblicò un libro importante per la storia della medicina e della scienza, la Exercitatio anatomica de circolatione sanguinis. Già nel titolo possiamo evidenziare una novità importante. Si parlava di Exercitatio anatomica, cioè di un’esperienza pratica di fisiologia e di anatomia sul cadavere, su dei preparati anatomici umani ed animali. In questo libro Harvey riassunse le proprie ricerche di molti anni, che avevano visto un primo importante risultato nella pubblicazione del celebre saggio Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus, pubblicata nel 1628.

Questi due volumi esercitarono una grande influenza sulla medicina e sull’intero mondo culturale del tempo. Anche Cartesio fu colpito dal lavoro di Harvey, tanto che lo citò espressamente nel suo Discorso sul Metodo. Nei primi decenni del XVII secolo la medicina poté intraprendere un percorso sperimentale fatto di grandi aperture teoriche e di verifiche pratiche. L’euforia da scoperta che prese alcuni illustri medici portò molti di loro a semplificare in modo eccessivo le variabi­lità della biologia. Nelle sue esperienze Harvey aveva fatto degli esempi di tipo meccanico per descrivere la funzione del cuore e della circolazione. Per il medico inglese il cuore era una pompa ed il sangue un fluido che scorreva all’interno di un cir­cuito di tubi costituiti da vene ed arterie. Da questa concezio­ne e per analogia ne derivava la visione di come tutto l’organismo umano potesse essere assimilato ad un complesso meccanismo formato da parti interagenti tra di loro e com­prensibili attraverso le leggi della meccanica e della fisica. Questa concezione prese il nome di meccanicismo e risentì del mutamento che i nuovi metodi d’indagine avevano contribuito a creare. Gli organi di senso dell’uomo, amplificati dagli stru­menti appena inventati, come il microscopio e il telescopio, sembravano offrire dei successi insperati e insperabili fino a poco tempo prima a chi ricercasse una nuova modalità di cono­scenza della natura. A rendere pienamente valida la teoria cir­colatoria di Harvey mancava la visione del punto in cui il san­gue venoso e quello arterioso si incontrassero. La scoperta dei capillari polmonari, compiuta da Marcello Malpighi nel 1691, dimostrerà in modo definitivo la correttezza dell’ipotesi di Harvey sulla circolazione sanguigna.

Redazione ATBV

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