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una risposta alla domanda

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Ho letto in questi giorni tanti post che mi sono molto piaciuti. Di tutti ho pensato: questo lo metto sul mio prossimo Oblò, voglio assolutamente che i cardiologi (e anche gli altri, qui passanti per caso) lo leggano. Di tutti mi sono fatto un appunto, per tutti ho selezionato un possibile estratto.

Ho letto per esempio un interessante articolo su Houellebecq, di cui attendiamo presto un nuovo fluviale romanzo. E un altro ancora su David Foster Wallace, da cui non possiamo aspettarci più niente, ed è una vera disgrazia. E poi ho letto un post molto colto e interessante su Flaubert, di cui ricorre il bicentenario della nascita. Ho anche pensato che avrei pure segnalato un bel programma radiofonico, che parla di Flaubert e che ascolto con grande interesse ogni sabato pomeriggio, su Radio Tre. Mi sono pure segnato una frase di Flaubert che volevo usare per commentare i nostri quasi due anni di pandemia. La frase è questa, deliziosa: «Qualunque cosa accada, rimarremo idioti».

Mi sono anche segnato uno scritto livorosissimo (è un genere che amo…) di Davide Brullo sulle stroncature (che non ci sono più) e una bella pagina su Camus, che parlava della peste mentre noi parliamo del virus. Ma più ancora avrei voluto parlare di Sciascia e di un libro di sue conversazioni su Manzoni e Stendhal che mi è sembrato utile e acuto. E c’era anche un bell’articolo sulle mappe e le città contemporanee, perché la geografia resta la mia passione (non più tanto) segreta. E altre cose ancora, altri libri, altri scrittori, altri spunti, tante cose che volevo dire (e non metto nemmeno un link, scusatemi, perché non tutte le settimane ci sono cose così interessanti e questi articoli mi verranno tutti buoni, vedrete…).

Perché poi ho letto questo pezzo di Andrea Bajani.

Il quale recensisce un libro di cui non so nulla (a parte il fatto che lo comprerò subito). Un libro che parla di scrittori e di piante, di libri e di alberi, di poesie e di fiori., di scrittori e di giardini. E Il pezzo di Andrea Bajani dice così, parlando di un altro scrittore che (lo sapete già) amo tantissimo:

Quando ho iniziato a leggere questo Fior da fiore (quodlibet) in cui Angela Borghesi cuce insieme fiori e parole, o meglio piante e letteratura, immaginavo che a un certo punto sarei incappato nelle mimose di Francesco Biamonti. Invece non è successo e in fondo è giusto così: si tratta di un libro girovago e personale, è il bouquet – invero ricchissimo – che Borghesi mette insieme intrecciando a suo piacimento gli scrittori e le scrittrici con i fiori che più le sembrano in tono. Viene naturale cominciare a fare lo stesso gioco con sé stessi, rimuginando in silenzio, scartabellando, nella memoria, tra la biblioteca e gli odori, e verrebbe da chiamare l’autrice e mettersi a giocare con lei, offrire un mazzo in cui un verso e un fiore producono un sogno, un segno, un’emozione o il silenzio. Per questo credo di aver portato le mimose e qualche libro di Biamonti fin qui in questo mio contributo messo per scritto, per non arrivare a mani vuote a tale già ricco banchetto.

Ma soprattutto Andrea Bajani arriva alla fine della sua bella recensione e azzarda questa eccentrica ipotesi, un po’ ingenua, un po’ incredibile, secondo me acutissima. Eccola:

Ho l’impressione che nella ricchissima messe che Angela Borghesi ci offre nel libro, gli alberi stiano insieme agli uomini e alle donne di prosa (ai romanzieri, in sostanza) e che i fiori siano per i poeti […] Andrebbe ragionata [l’ipotesi], approfondita, discussa, se mai confutata. Ma certo credo stia insieme al mistero che condanna i fiori a una lancinante bellezza sempre a rischio di morte. Dove la vita e la morte, appunto, stanno insieme in un tempo brevissimo, in un vaso o in un campo, e quasi anzi, vita e morte stanno insieme nello stesso momento, come nel caso dei fiori recisi. E dove una neve può condannare tutta quella bellezza a perire, dove quel bianco, così nei versi di una poesia in mezzo alla pagina come di una gelata improvvisa su un campo, sembra l’evidenza di quanto sia fragile tutta quella bellezza. E però poi il fiore rinasce ogni primavera e la poesia è l’unica che – sia detto senza retorica – ancora tiene in piedi il genere umano.

E quando ho letto queste righe, ho scartato tutti gli altri articoli, pure così interessanti: non mi interessavano più, chissenefrega di Flaubert. Perché queste righe sono la risposta alla domanda sulla poesia. Quella che mai ho saputo spiegare. Perché, se anche voi nutrite questa strana passione per i versi dei poeti, perché se anche voi vi chiedete ogni tanto: «Perché leggo queste righe spezzate, cosa ci trovo in questa parole recise?», ecco, anche voi oggi avete alla domanda una risposta.

Davide Profumo
Davide Profumo
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