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Una nitida parzialità

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Sempre a proposito di autentici «classici» (ma anche a proposito di giustizia…) varrà dunque la pena di ricordare che oggi, 20 novembre, sono passati 25 anni, cioè un quarto di secolo e quindi un’intera generazione, dal giorno in cui sapemmo di essere rimasti orfani di Leonardo Sciascia. Io mi chiedo spesso come si possa stare al mondo senza aver letto almeno un suo romanzo (per esempio A ciascuno il suo, che resta il mio preferito, ma è solo un’opinione). In queste belle righe lo ricorda splendidamente Giacomo Raccis:

L’orgoglio della letteratura di fronte alle sfide della storia e della realtà quotidiana: questa è la lezione da recuperare dall’opera sciasciana. Una lezione che dovrebbe intrigare anche gli scrittori d’oggi, sempre più attratti dal “potenziale letterario” dei “buchi neri” della storia e della cronaca. Ma le loro riscritture, inquinate dalla fame di mistero del nostro presente televisivo, si accontentano di indicare ipotesi ambigue, che possono anche contraddirsi reciprocamente, lasciando in mano nulla più che un effetto di realtà. A questo contesto poco si adatta il nitore di pensiero di Sciascia, sicuro a tal punto del proprio “ruolo” da poter dichiarare la fallibilità e la parzialità delle proprie risorse per pronunciare una verità che non si pretende certo definitiva, ma sicuramente più affidabile di quelle tramandate dalla Storia.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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