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una luce

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Se si parla molto di un libro di poesie appena uscito, se lo si trova citato spesso sui social network e sui giornali, se ci si imbatte nei versi di questo libro, di questa poetessa, con una frequenza impensabile per qualsiasi altro libro di versi, se càpita questa impensabile variazione dell’ordine naturale delle cose, a me pare una bella notizia, io la assumo come tale, io la prendo come un’apertura di luce nella nebbia delle cose.

Vale per il libro di Patrizia Cavalli, che si intitola Vita meravigliosa, per esempio. Di cui si parla molto in questi giorni (ed è questa l’apertura di luce, la luce) e che contiene versi splendidi, come questi:

Ma basta insomma vieni cosa aspetti,
menti pure se vuoi, che me ne importa?
Mi basta che tu appaia alla mia porta
e con la voce scura sillabata
mi dica ancora quell’unica parola
che esiste solo quando è pronunciata.

O piuttosto come questi:

Io guardo il cielo, il cielo che tu guardi
ma io non vedo quello che tu vedi.
Le stelle se ne stanno dove sono,
per me luci confuse senza nome,
per te costellazioni nominate
prima che il sonno scioglierà il tuo ordine.
Ah, sognami senza ordine e dimentica
i tanti nomi, fammi stella unica:
non voglio un nome ma stellarti gli occhi,
esserti firmamento e vista chiusa,
oltre le palpebre, splenderti nel buio
tua meraviglia e mia, immaginata.

Ed è bello leggerne recensioni acute, come quella di Gianluigi Simonetti (la trovate qui) che sa dire, di questo libro di versi, una cosa così:

In questa raccolta che s’intitola con una certa dose di ironia Vita meravigliosa c’è più solitudine che mai, più oblìo, più senso di morte. Anzi, la morte consiste proprio nello scoprirsi definitivamente soli e nel non poter più ricordare nulla d’intero. Il mio felice niente – che è titolo di una sezione ed explicit di una poesia (in rima con «la mia nemica mente») – racchiude forse la formula di un esorcismo: scrivere come cucire, contro la cancellazione, con uno stupore insieme senile e bambino

Oppure come quella di Sara De Simone (la trovate qui) che, dopo una bella disamina di poesie e di caratteristiche della poesia di Cavalli, conclude così:

Baciati dai versi di Patrizia Cavalli, anche noi ci sentiamo così: incerti eppure interi, come tenuti insieme dal mistero della sua poesia. Il punto non è vedere il disegno, ma sentire – grazie a lei – di farne parte.

Insomma, è uscito un bel libro di poesie, in questi giorni, in Italia. Lo ha scritto una poetessa che si chiama Patrizia Cavalli. È un’apertura di luce nella nebbia del quotidiano, secondo me, un piccolo interruttore. Ne avete un po’ bisogno, secondo me.

Davide Profumo
Davide Profumo
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