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una cosa che si chiama letteratura

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Io credo sinceramente che, anche a non aver tempo di leggere nient’altro per tutta la giornata, valga la pena di provare a leggere, oggi, il bellissimo saggio che Walter Siti ha scritto per il volume L’età del ferro (lo trovate qui, il volume). Ne vale la pena, dicevo, per almeno un paio di motivi.

Il primo motivo è che Roberto Saviano (a cui il breve saggio è dedicato) è uno degli scrittori più letti, più amati, più lodati, più intervistati e quindi più influenti dei nostri anni. Ed è giusto occuparsi di lui, dei suoi libri e della sua scrittura, anche se è possibile che (come accade a me) non ci piacciano.

Il secondo motivo, che s’intreccia strettamente con il primo, è che Walter Siti, per effettuare questa sua fulminea e pungente ricognizione intorno agli scritti di Saviano lascia emergere una idea di letteratura che è precisa e fecondissima, ed è risposta a tante delle domande (mie e vostre) che girano inascoltate e inevase intorno ai libri, alla lettura, al consumo di saggi e romanzi, all’intrattenimento, e insomma al senso stesso di una cosa che si chiama letteratura.

Lo trovate qui, il breve e acutissimo saggio di Siti sui libri pubblicati da Roberto Saviano in questi ultimi quindici anni. E a un certo punto potete leggervi così:

Dico subito, anche se non basterà, che stimo e ammiro il coraggio civile di Roberto, la sua dignità nel vivere sotto scorta, e che ritengo assurdi (oltre che moralmente sgradevoli) gli attacchi di chi lo accusa di essere un furbastro […] Ciò nonostante, è proprio per l’autorevolezza che Saviano si è conquistato col proprio coraggio che mi decido a intervenire: perché da tempo, con le sue dichiarazioni, Saviano ha preso le distanze da quella che lui considera la “pura letteratura” e dai letterati che si accontentano di “fare un buon libro, costruire una storia, limare le parole sino a ottenere uno stile bello e riconoscibile” – già in La bellezza e l’inferno dichiarava “preferirei non scrivere né assomigliare a queste persone” e nell’articolo sulla Politkovskaja si spingeva fino a un “non mi interessa la letteratura come vizio”; recentemente, di fronte all’emergenza dei migranti che rischiano di morire nel Mediterraneo, la sua insofferenza nei confronti dei ‘puri letterati’ si è fatta più acuta, fino a espliciti rimproveri di “codardia”.

Prendo sul serio la strigliata: personalmente mi ritengo piuttosto codardo, sono (quasi) sempre pronto al compromesso, preferisco l’eccepire al combattere – e poi sì, perdo molto tempo a “limare le parole”. Ma non credo che la letteratura sia mai stata ‘pura’ (che cosa è più ‘impuro’ della Divina Commedia?), né che sia una faccenda di letterati ben pasciuti, che cincischiano coi soprammobili mentre la casa brucia o discutono sul sesso degli angeli mentre i turchi assediano le porte. O peggio, che dicono di sì al padrone di turno. Credo invece che la letteratura, come la intendo io, sia un modo di conoscere la realtà non surrogabile da altri tipi di conoscenza; se sparisse dal mondo sarebbe come dover fare senza la chimica, o la storia. Ci sono emergenze sociali ed etiche, ma ci sono anche emergenze culturali. La mia paura (più forte di quella di essere strumentalizzato) è che Saviano, col fascino della sua personalità agonistica, con le sue teorie ma soprattutto con la sua pratica, contribuisca a formare un clima in cui la letteratura sia indotta ad abdicare a ciò che la rende più preziosa.

Ecco, se avete letto fin qui, avete capito. Walter Siti prosegue ripercorrendo la splendida carriera letteraria di Saviano e precisa ancora meglio le idee che avete fin qui trovate espresse. Ma il senso del suo saggio sta esattamente qui. Ed è poi il senso stesso del continuare a leggere, a insegnare, a parlare, a occuparsi di quella cosa che si chiama letteratura, anche quando la fiducia viene meno (accade spesso, sempre più spesso) e si ha l’impressione che la letteratura non conti niente, che conti meno dei conti della spesa. Non è mai vero, ogni tanto arriva qualcuno con le parole giuste e impariamo da capo che non è mai vero.

Davide Profumo
Davide Profumo
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