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una cosa che brucia

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A me capita (raramente, sempre più raramente, ma ancora mi capita) che una poesia mi prenda e per così dire mi bruci, mi attraversi bruciandomi, mi penetri tramite gli occhi e mi trafigga al centro della mia debolezza, che mi colpisca dove non so difendermi dalle parole.

Non so se capita anche a voi, forse a qualcuno di voi sì. Forse è questo che distingue un lettore di poesie da un lettore di altre cose, è possibile. Forse è questo che non succede a quelli che poi, alla fine, non amano le poesie, non capiscono proprio perché altri le amino, non le leggono dai tempi della scuola (e nemmeno a scuola).

E oggi non ho niente da dirvi se non questo: che mi capita ancora, mi è capitato stamattina, ringrazio commosso che mi capiti: ho letto dei versi di Valeri Magrelli che avevo già letto ma che non ricordavo di avere letto (questo succede sempre, a me, con la poesia) e ne sono stato attraversato, bruciato, percorso e incenerito. Li trovate qui. Sono solo 9 versi. Troppe quindi le mie parole per presentarveli. Sono solo 9 versi che ha scritto Valerio Magrelli. Provate a leggerli, magari prendono e attraversano anche voi. O invece no, non vi capita niente. Succede anche questo, sono distanze, pare che siano utili, le distanze: ci proteggono dagli altri, dai loro starnuti, dalla loro debolezza, dalla nostra.

 

[Se invece è qualcosa di più serio e articolato che cercate (la poesia non è abbastanza seria, lo so), ho due piccole cose per voi. Una sulla scuola, l’ha scritta Claudio Giunta e può valere abbastanza bene per i giorni assurdi che abbiamo vissuto, che ancora vivremo: la trovate qui; la seconda è invece proprio sulla pandemia e sulla comunicazione della pandemia e sulle precauzioni che è utile o inutile prendere: la trovate qui. Le leggerei entrtambe, sono entrambe molto puntuali e sensate. La poesia invece è inutile e insensata. Anche se brucia.]

Davide Profumo
Davide Profumo
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1 Comment

  1. Avatar Stefania ha detto:

    Grazie, mi fa piacere sentire di poesie, che leggo con passione (discreta), e mi tranquillizza il post sul contagio. Perché, quando leggo un libro che mi appassiona, è più forte di me, mi lecco il dito per girare la pagina. Mi consola che di virus contagianti probabilmente non ce ne siano.
    (Sì, lo so, è un brutto vizio girare le pagine inumidendo il dito, mi sto sforzando a smettere, comprando libri che non appassionino).

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