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Un ritratto imbarazzante

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C’è una storia, forse una soltanto piccola vicenda, che è nata sul web in questi giorni e che mi permetto di segnalarvi. La storia è quella di un redattore che si lamenta su facebook di aver lavorato per una casa editrice e di non aver visto ancora nemmeno un euro di quelli pattuiti, dopo che sono passati molti mesi. La casa editrice risponde. E ne nasce una polemica interessante e assai istruttiva, in qualunque senso la si voglia intendere e guardare. Perché è vero che c’è uno che lavora e un altro che non lo paga, e sarebbe già abbastanza questo; ma forse c’è anche altro, in realtà: un’idea di libri e di cultura, e anche di lavoro editoriale e culturale, e addirittura un’idea di lavoro in senso lato, secondo me. Insomma, la storia è ben riassunta qui, e comincia così e ve la consiglio (e se ci saranno ulteriori interessanti sviluppi, lo prometto: li segnalerò):

 

Un redattore richiede su Facebook a una casa editrice un sollecito di pagamento, per un ritardo di 13 mesi. L’editora della casa editrice risponde, in modo inopportuno, vanificando l’opera professionale e garbata svolta fino a quel momento dal suo social media manager. Uno stuolo di vicini di casa si affaccia sul cortile e inizia a dire la sua, in modo più o meno sguaiato. Ne esce fuori un ritratto davvero imbarazzante dello stato dell’editoria italiana, su tutti i piani.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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