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un mistero

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Sarà sempre necessario, mi ripeto nei momenti in cui mi sorprendo a riuscire ancora a distrarmi, sarà acutamente vitale e accuratamente necessario non lasciare che la polvere si mangi i volumi di poesia, i libri con le pagine più bianche del normale, quelli in cui le righe vanno a capo troppo presto e si chiamano versi, i libri degli scrittori che contano le sillabe invece delle pagine, i libri dei poeti. Mi ripeto questo piccolo e inutile mantra, quando riesco ad astrarmi da me stesso, e lo penso come un minimo mio programma culturale, una di quelle vane promesse che si fanno alla parte più inutile di se stessi, quando gli altri non possono ascoltarci.

E oggi – come a volte per fortuna succede – mi aiuta proprio la voce di un poeta a tener fede a questa ricorrente e silenziosa promessa. Un poeta di cui abbiamo già altre volte parlato, si chiama Franco Arminio, e i cui versi hanno un suono diverso rispetto a quelli dei suoi colleghi, un suono a tratti più semplice ma sempre dissonante: non rispetto alla loro propria melodia ma rispetto a quello che sta intorno a loro, al mondo che li circonda e che circonda anche noi. Per questo, anche solo per questo, mi illudo e spero che essi possano essere versi di un certo valore, che ci scopriremo a recitare sommessamente ancora tra qualche anno.

 

Uscite. fermatevi in piazza. sorridete

senza pigrizia. minate la solitudine

di un vecchio. nessun giorno sia senza ammirazione.

prendete un angolo del vostro paese e fatelo sacro.

andate a fargli visita prima di partire e quando tornate.

non seguite la fretta delle parole.

delirate con calma., uscite

dal vostro corpo e più ancora

dalla vostra anima.

siate felici per ogni attimo che la vita vi affida.

per ogni attimo in cui non ci sarete.

 

Oggi Franco Arminio mi aiuta a tener fede alla mia sussurrata promessa grazie al bel profilo che ne traccia sul web Katia Trombetta, un profilo che ha un titolo bellissimo e che trovate qui. Se avrete curiosità e pazienza (mi dicono che siano proprio esse, curiosità e pazienza, due degli ingredienti indispensabili alla zuppa un po’ rancida della nostra umana intelligenza) e percorrerete il profilo fino alla fine, godendovi anche le citazioni di versi di Arminio che Trombetta propone, potrete leggere anche queste sue belle parole:

Ebbene, quando infine si è trovata la poesia — la poesia, e non necessariamente la poesia di Arminio — che cosa si può fare di tutta questa meraviglia? Cosa si può costruire oggi, a partire dalla poesia? Per Arminio la domanda non è retorica e non resta racchiusa entro i confini di un libro o nello spazio di una presentazione. La poesia per Arminio è la nuova politica di cui ha bisogno il mondo […] Si tratta soprattutto di mantenere accesa una linea di tensione, per essere noi ad andare dove (un dove fisico e interiore, intellettuale) vogliamo andare, avere fiducia nel fatto che altri stiano compiendo il nostro stesso movimento, i nostri stessi tentativi di recupero con la stessa pienezza e intensità di significato.

Ma può darsi che oggi non abbiate tutto questo tempo, però. Può darsi e vi capisco: gli amici, le paste, le partite di calcio, il pranzo, il sole e la pioggia, gli aperitivi, i figli. Per questo, perché so e perché capisco, c’è un altro brano che mi sono tenuto per voi, assai più rapido, assai più breve. Una piccola domanda che un giorno fu posta alla poetessa Anna Achmatova. Gliela fece Tat’jana Michajlovna Večeslova (non chiedetemi chi sia…) e suona così:

Anna Andreevna, mi dice in che modo scrive le sue poesie?

La risposta, la trovate qui.

Davide Profumo
Davide Profumo
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