Un caso clinico a cura di Gianfranco Cucchi

RIASSUNTO

Nell’infarto STEMI la terapia precoce di riperfusione della coronaria occlusa migliora la prognosi sia per le complicanze che per la sopravvivenza. Le linee guida internazionali codificano le migliori strategie terapeutiche per la PTCA primaria e per la trombolisi. In caso di fallimento della trombolisi è indispensabile eseguire la PTCA primaria nel più breve tempo possibile. Si descrive un caso clinico in cui la PTCA primaria, per vari motivi, è risultata inefficace e si è proceduto all’esecuzione con successo della trombolisi.

 

INTRODUZIONE

Nella letteratura medica, oggi, si parla di trombolisi come terapia efficace e approvata per la cura dello stroke ischemico nelle prime 4 ore dall’evento. È raro invece reperire dati recenti sull’efficacia della fibrinolisi nell’infarto miocardico acuto-STEMI. Sono tuttavia ancora valide le linee guida ESC/ACC che raccomandano la trombolisi nelle prime due ore dall’esordio dei sintomi quando il door to balloon sia superiore a 90-120 minuti. È inutile ricordare che tale tempo corrisponde a quello che intercorre dalla diagnosi mediante ECG e l’apertura dell’arteria coronarica in un laboratorio di emodinamica di qualità.

In questi anni la percentuale di ricanalizzazione completa si attesta attorno al 70% e la mortalità a 6-12 mesi dalla sindrome coronarica acuta è rimasta pressoché invariata. È dunque importante ridurre i tempi di riperfusione coronarica per diminuire la mortalità.

In alcuni centri, la mediana dei tempi door to balloon è al di sopra dei 120 minuti, in particolare nelle zone geografiche a bassa densità di popolazione, come le aree montane, ma anche nelle città e nelle metropoli.

Quanto muscolo cardiaco sacrifichiamo sull’altare dell’emodinamica? Certamente sarebbe utile rammentare i dati degli studi GISSI che evidenziano una riduzione di mortalità esponenziale al tempo di ricanalizzazione. Li ha ricordati il prof. Marc A. Pfeffer, in occasione del venticinquesimo anniversario del Centro studi ANMCO nell’ultimo Congresso, elogiando la ricerca cardiologica italiana per l’importante scoperta dell’efficacia della terapia trombolitica nella terapia dell’infarto miocardico STEMI.

Descrivo ora il caso di un paziente con un infarto STEMI anteriore in II ora nel quale la coronarografia ha dimostrato un’occlusione completa prossimale del ramo interventricolare anteriore, una stenosi ostiale del 95% dell’arteria circonflessa e una stenosi con coinvolgimento del tronco comune, in cui non è stato possibile, per problemi tecnici, eseguire PTCA e si è pertanto praticato con beneficio la trombolisi.

 

CASO CLINICO

Signore di 68 anni, familiarità per cardiopatia ischemica, padre deceduto per infarto miocardico a 60 anni, ipertensione arteriosa in trattamento con candesartan-idroclorotiazide. Da due ore dolore costrittivo retrosternale irradiato alla mandibola e agli arti superiori per cui il paziente giunge autonomamente al Pronto Soccorso. ECG Fc 80 bpm, ritmo sinusale, ST-T sopraslivellato D1-Avl, V2-V5 e sottoslivellato in D2-D3-Avf come da STEMI antero-laterale in I fase elettrica.

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Somministrata eparina sodica 5000 UI bolo ev, flectadol 500 mg ev, morfina 5 mg ev e clopidogrel 600 mg per os. L’esame ecocardiografico mostrava: acinesia dell’apice in toto e della parete antero-laterale, con FE 30-35%; troponina I 0,270. Viene immediatamente portato in sala di emodinamica e, con accesso radiale dx, viene eseguita coronarografia con evidenza di coronaropatia bivasale: occlusione completa prossimale del ramo interventricolare anteriore, stenosi ostiale del 95% dell’arteria circonflessa e stenosi con coinvolgimento del segmento distale del tronco comune. In relazione alla severità del quadro coronarico e della complessità della procedura, l’emodinamista ha preferito demandare l’intervento a un centro di III livello dotato di cardiochirurgia.

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In considerazione però del tempo necessario per il trasferimento stimato attorno ai 90 minuti e persistendo angor con ECG invariato post coronarografia, si è deciso di eseguire trombolisi con tenecteplase 9000 UI bolo ev.

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Dopo circa 10 minuti l’angor è regredito, l’ECG ha evidenziato una riduzione maggiore al 50% del sopra-slivellamento del tratto ST-T, con segni di avvenuta riperfusione.

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Il paziente è giunto asintomatico ed emodinamicamente stabile al Centro di III livello; per questa ragione è stata eseguita una coronarografia tre giorni dopo, che ha evidenziato riperfusione del ramo interventricolare anteriore prossimale con flusso TIMI 3, e con stenosi residua critica trattata con PTCA e inserimento di stent medicati.

A distanza di tre anni, il paziente esegue regolari follow-up cardiologici ed è in classe NYHA I.

DISCUSSIONE

In letteratura il concetto di trombolisi rescue non si trova. Molti studi scientifici hanno invece valutato la possibilità di eseguire PTCA primaria rescue in caso di inefficace terapia trombolitica. La fibrinolisi è in grado di riperfondere circa il 70% delle arterie coronarie occluse.

Non è noto quante PTCA primarie non siano in grado di riaprire l’arteria trombotica garantendo un flusso TIMI 3 ottimale per la prognosi. È però noto che la mancata riperfusione di una coronaria occlusa comporta un peggioramento di mortalità e prognosi.

In caso di fallimento della trombolisi, si sa che sottoporre precocemente, entro 6 ore, il paziente a PTCA primaria ha un beneficio in termini prognostici.

Come hanno mostrato gli studi RESCUE, MERLIN e REACT, vi è un consenso unanime sul fatto che in caso di fallimento della trombolisi si debba procedere ad angioplastica di salvataggio nel più breve tempo possibile. Non vi sono invece studi che valutino l’efficacia dell’esecuzione di fibrinolisi in caso di non riuscita della riapertura del vaso occluso mediante catetere.

Il caso clinico descritto evidenzia questa possibilità: la “trombolisi di salvataggio” è stata proficua. Quale sarebbe stato il destino del paziente se non fosse stato sottoposto a trombolisi? Non è difficile ipotizzare che sarebbe andato incontro a un grave e precoce scompenso da severa riduzione della funzione ventricolare sinistra, oltre che a una maggiore mortalità.

L’approccio radiale della coronarografia ha consentito l’esecuzione della trombolisi senza complicanze emorragiche. Nello STEMI è prioritaria la riapertura della coronaria occlusa e quindi, quando risulta inefficace la riperfusione mediante catetere, perché non considerare, entro 6 ore dall’esordio dei sintomi, la fibrinolisi sistemica?

 

Bibliografia

  1. Ottani F, L’angioplastica di salvataggio nell’infarto miocardico acuto. Commento allo studio REACT, Atbv.it.
  2. Linee guida ESC 2015 sul trattamento delle sindromi coronariche acute.
  1. Atti del Congresso Nazionale ANMCO, giugno 2016.
  1. Ellis SG et al. Randomized comparison of rescue angioplasty with conservative managment of patients with early failure of thrombolysis for acute myocardial infarction. Circulation 1994; 90: 2280.
  2. Ellis SG. Et al. Revue of immediate angioplasty after fibronolytic therapy for acute myocardial infarction: insight from the RESCUE I, RESCUE II and other contemporary clinical experience. Am Heart J 2000; 139: 1046.
  3. Widminsky P. et al. The Prague study. Eur Heart J 2000; 21: 823.
  4. Verweer F. et al. Prospective randomized comparison thrombolysis, rescue PTCA, and primary PTCA in patients with extensive myocardial infarction admitted to a hospital without PTCA facilities: a safety and feasibility study. Heart 1999; 82: 426.
  5. Sutton et al. The MERLIN study, J Am Coll Cardiol 2004; 44:287.
  6. Gershick AH et al. The REACT study. N Engl J Med 2005; 353: 2758.

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Gianfranco Cucchi
Responsabile s.s. Cardiologia-Utic Ospedale di Sondrio

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