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A cura di Claudio Cuccia

 

Non mi sembra ci siano grandi novità, per noi appassionati di aterotrombosi, salvo naturalmente l’avvicinarsi della data del congresso annuale ATBV. Questo mi permette un breve svago con tre notizie curiose, tra di loro in qualche modo collegate, che pare possano darci una mano a vivere meglio, e magari di più.

 

La prima notizia giunge dal Regno Unito, e più precisamente dalla Royal Society for Public Health, che ci racconta come la struttura del quartiere o della via in cui si abita possa allungarci la vita. Che una farmacia nei paraggi di casa faccia bene alla salute era prevedibile – il report non accenna all’omeopatia, d’accordo, in ogni modo è facile pensare che complessivamente la farmacia serva –; stesso discorso per l’ottico, ti aguzza la vista e non vai a sbattere, così come per il dentista (cosa c’è di più balsamico di una pancia piena di cibo ben masticato?) e per l’oratorio, un luogo accogliente, dove sfoggiare i nostri sorrisi. Fa soprattutto piacere leggere che una libreria vicino a casa sia più che mai salutare, e funzioni quasi come una statina: non per altro statina viene da stásis, arresto, la pastiglia lo fa con la produzione del colesterolo, i libri donando al pensiero quella libertà che via via si sta smarrendo (date un occhio alla rubrica del professor Profumo, perché mai l’avremmo inserita in un sito scientifico?). Anche il bar o il ristorante danno una mano alla salute, se vicini a casa: lì la cura si baserà sulla relazione, cosa rara in questi momenti di solitudine di massa (1). Ciò che conta è evitare di trovar casa dalle parti di uffici di credito, di banche, di fast-food, di sale gioco o di negozi che vendano liquori, aree queste che magari ti inebriano, ma la vita te l’accorciano, accidenti a loro.

Quindi, notizia numero uno, attenzione a scegliere il quartiere giusto.

 

Attenti al clima, però. Ed ecco la seconda notizia, ancor più attuale della precedente. Sono i cinesi a ricordarcelo, e lo fanno grazie all’analisi di un numero enorme* (1.826.186) di persone morte per cause ‘naturali’, raccolte nel Disease Surveillance Point System of China (2).

 

* I cinesi esagerano, lo sappiamo: come non perdonarli, però, dopo tanti anni di forzato oblio?

 

Ciò che spicca è il rapporto tra il clima, o meglio tra la temperatura e la mortalità: tanto più ci si allontana dalla temperatura ottimale di 22.8°C, che si vada verso il freddo o si cerchi il caldo estremo, tanto peggio staremo. Sono soprattutto i climi monsonici o subtropicali a far danno, e i più esposti saranno le donne, gli anziani (≥75 anni) e le persone a più scarso grado di scolarizzazione. Tutto si amplificherà vivendo in città congestionate e poco ‘condizionate’, dove sarà difficile ripararsi sia dal freddo che dal caldo, e dai disagi in genere.

 

Che il clima oggi non sia un granché, solo gli stupidi lo negano (la maggior parte delle persone al mondo infatti lo nega). E gli intelligenti che fanno? Cercano rimedi, poveri ingenui, creano argini alle esondazioni, dei fiumi e delle parole. E quelli ancor più intelligenti? Gli ancor più ingenui si stanno addirittura dando daffare per cercare mondi nuovi su cui vivere. Ed ecco la terza notizia. È commovente, la notizia, racconta di gente che ancora pensa a noi, e per farlo guarda allo spazio. Ma chi sono i nuovi argonauti? Sono un gruppo di eroi dell’agenzia spaziale europea e di altre benemerite istituzioni (3), persone che hanno pensato bene di volger lo sguardo altrove, di guardare all’insù, per poi accorgersi – loro sono intelligenti, non dimentichiamolo – che gironzolare per lo spazio purtroppo raggrinzisce il cervello, lo rimpicciolisce proprio, magari solo per pochi mesi, d’accordo, ma rimpicciolirsi la materia grigia si rimpicciolisce.

 

E allora?

 

Allora, le tre notizie ci aiutano a capire che spetta a noi crearci un mondo felice, trovar casa… vicino a casa, dove il vecchio caro buon senso ci aiuti a dire “qui staremo bene, qui potremmo star bene”. Bastano poche cose, un buon libro, del cibo sano, denti in ordine, una mente riparata, l’aria profumata e un conciliante desiderio di vivere insieme. Un mondo a portata di mano, insomma, un’autoprotezione civile che ci offra grandi benefici a basso costo. E lasciamolo stare, lo spazio, tutt’al più usiamolo per togliere confini alla fantasia, ma niente più. Perché mai rinsecchire la mente? La ragione, come ci capita di leggere sul giornale (ricordate, quei fogli di carta…), “non ha altri alleati che se stessa” (4).

 

 

Bibliografia

  1. Michele Ainis, Il regno dell’uroboro, La nave di Teseo, 2018.
  2. Chen R. et al. Association between ambient temperature and mortality risk and burden: times series study in 272 main Chinese cities. BMJ 2018;363:k4306
  3. Van Ombergen A. et al. Brain tissue-volume changes in cosmonauts. N Engl J Med 2018; 379;17.
  4. Serra M., L’amaca, La Repubblica, 18 novembre 2018.

 

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Claudio Cuccia
Claudio Cuccia
Webmaster. Direttore del dipartimento cardiovascolare, Fondazione Poliambulanza Istituto Ospedaliero, Brescia

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