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TAVI: facciamo il punto

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A cura di  Marta F. Brancati

Reardon MJ, Adams DH, Kleiman NS, et al. 2-year outcomes in patients undergoing surgical or self-expanding transcatheter aortic valve replacement. J Am Coll Cardiol 2015 [Epub ahead of print].

Il principale studio americano sulla TAVI con valvola autoespandibile (Corevalve) ha documentato un outcome ad 1 anno più favorevole rispetto a quello dei pazienti sottoposti alla chirurgia “tradizionale”. Lo studio in questione ha esaminato se tale beneficio sia mantenuto anche più a lungo termine. Su quasi 800 pazienti randomizzati a TAVI o chirurgia standard, il gruppo sottoposto a TAVI ha presentato, dopo 2 anni, un’incidenza di mortalità per tutte le cause significativamente più bassa (22% vs 29%, p< 0.05), con riduzione assoluta del rischio del 6.5%. Anche l’incidenza a 2 anni di morte e ictus maggiore è risultata più bassa (24% vs 32%, p= 0.01).

Nombela-Franco L, Eltchaninoff H, Zahn R, et al. Clinical impact and evolution of mitral regurgitation following transcatheter aortic valve replacement: a meta-analysis. Heart 2015 [Epub ahead of print].

Si tratta di una metanalisi che ha valutato l’impatto clinico della presenza di insufficienza mitralica (IM) medio-severa in pazienti sottoposti a TAVI, nonché la sua eventuale variazione dopo l’intervento. Otto studi (di cui 2 trial randomizzati), con circa 8000 pazienti totali, sono stati inclusi nell’analisi. La presenza di IM medio-severa sembra essere associata ad una mortalità aumentata, sia a 30 giorni (OR 1.49; 95% CI 1.16-1.92) che ad 1 anno (HR 1.32; 95% CI 1.12-1.55), indipendentemente dal tipo di valvola (“self-expandable” o “balloon-expandable”). Analizzando, poi, nove studi (1200 pazienti), è stato osservato che l’IM medio-severa migliora nel 50% dei pazienti dopo un follow-up medio di 180 giorni, soprattutto con le valvole balloon-expandable. La natura osservazionale degli studi relativi al confronto fra le due valvole non consente di trarre conclusioni; sembra, invece, ragionevole affermare che l’entità dell’IM dovrebbe essere presa in considerazione nella valutazione dell’idoneità a TAVI. La Figura 1 riassume i principali predittori di mortalità in pazienti candidati a TAVI, sulla base dei dati disponibili in letteratura.

 

Fig1Brancati

 

Barbanti M, Capranzano P, Ohno Y, et al. Early discharge after transfemoral transcatheter aortic valve implantation. Heart 2015 [Epub ahead of print].

Questo studio retrospettivo analizza la problematica legata alla lunghezza del ricovero dei pazienti sottoposti a TAVI, chiedendosi se sia ipotizzabile una dimissione precoce (entro 72 h). Sono stati considerati 465 pazienti, di cui 107 dimessi entro 72 h. Nel confronto con la popolazione dimessa più tardivamente, è emerso che la classe NYHA IV e le complicanze emorragiche erano associate ad una maggiore lunghezza del ricovero, mentre la presenza di un pace-maker impiantato prima della TAVI era predittore di dimissione precoce. Confrontando, poi, i due gruppi con ratio 2:1, ed utilizzando un fattore di correzione di eventuali “bias”, non è stata osservata alcuna differenza in termini di mortalità, sanguinamenti, impianto di pace-maker e re-ospedalizzazioni a 30 giorni. Dunque una dimissione precoce dopo la TAVI potrebbe essere presa in considerazione, selezionando accuratamente i pazienti.

 

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Marta F. Brancati
Marta F. Brancati
Dirigente medico di I livello, UO Emodinamica, Ospedale degli Infermi, ASL BI - Biella

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