Rivascolarizzazione single-staged vs rivascolarizzazione multi-staged in pazienti con NSTEMI e coronaropatia multivasale: una questione ancora aperta
1 Marzo 2016
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Strategia invasiva per il trattamento di NSTEMI/angina instabile anche in età avanzata

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A cura di Antonella Potenza

Tegn N, Michael Abdelnoor M, Aaberge L, et al. Invasive versus conservative strategy in patients aged 80 years or older with non-ST-elevation myocardial infarction or unstable angina pectoris (After Eighty study): An open-label randomised controlled trial. Lancet 2016; DOI:10.1016/S0140-6736(15)01166-6. 

Nonostante circa un terzo dei pazienti ricoverati con sindrome coronarica acuta (SCA) sia di età > 75 anni e il tasso di mortalità in questa fascia di età sia raddoppiato rispetto ai pazienti più giovani, questa popolazione è sottorappresentata negli studi clinici controllati randomizzati e, di conseguenza, le linee guida spesso non forniscono chiare indicazioni per la gestione dei pazienti anziani. Lo studio After Eighty ha voluto fornire una prova dell’efficacia della strategia precocemente invasiva vs strategia conservativa nei pazienti anziani. Si tratta di uno studio multicentrico, controllato randomizzato in cui 457 pazienti di età ≥ 80 anni con NSTEMI o angina instabile sono stati randomizzati a strategia invasiva (che prevedeva una angiografia coronarica precoce con immediata indicazione a PCI, CABG o terapia medica ottimale) vs strategia conservativa con sola terapia medica. In entrambi i gruppi (229 pazienti con età media 84,7 anni nel gruppo invasivo e 228 pazienti con età media 84,9 anni nel gruppo conservativo) è stata prescritta duplice terapia antiaggregante con ASA e clopidogrel.

Durante il periodo di follow-up medio di 1,53 anni l’end-point primario – ovvero end-point composito di infarto miocardico, ictus, mortalità e qualsiasi condizione che necessiti di una rivascolarizzazione urgente – si è verificato in 93 (40,6%) dei 229 pazienti del gruppo invasivo e in 140 (61,4%) dei 228 pazienti del gruppo conservativo (p=0,001); la riduzione dell’infarto miocardico (p=0,001) e della rivascolarizzazione urgente (p=0,001) costituiscono la maggior parte del beneficio. Sono stati registrati 4 casi (1,7%) di complicanze emorragiche maggiori e 23 casi (10%) di complicanze emorragiche minori nel gruppo invasivo, e 4 casi (1,8%) di complicanze emorragiche maggiori e 16 casi (7%) di complicanze emorragiche minori nel gruppo conservativo.

POTENZA Strategia invasiva F1

Gli autori sottolineano come i benefici della strategia invasiva diminuiscano con l’aumentare dell’età; pertanto la strategia di trattamento nei pazienti anziani deve essere considerata un processo decisionale individuale. Dato che i pazienti ottuagenari hanno in media un’aspettativa di vita di circa 9 anni, anche questo gruppo può beneficiare dell’approccio invasivo. Questo studio, che si rivolge alla popolazione ultraottantenne, è il primo a dimostrare che una strategia di trattamento invasivo si associa a risultati migliori rispetto alla sola terapia medica ottimale in questa sottopopolazione di pazienti.

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Antonella Potenza
Antonella Potenza
Dirigente Medico I livello. Cardiologia Interventistica IRCCS-ASMN Reggio Emilia

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