Significato del rialzo della troponina in pazienti con ictus
30 maggio, 2016
Impatto prognostico dell’aumento della troponina in pazienti sottoposti a TAVI
1 giugno, 2016

solitudini e fiori

You need to login or register to bookmark/favorite this content.

Io non lo so se voi ne avete voglia, ne dubito, e ho sempre un po’ paura di essere noioso, ogni volta che tiro fuori un libro o uno scrittore che non ricordavo di avere dimenticato e che infatti non avevo dimenticato… Se ne stava lì, in attesa che io lo tirassi fuori, come da un nulla della memoria in cui era sprofondato. E non era nemmeno sprofondato, invece.

 

E oggi, tra tutto quello che mi poteva venire in mente, tornato a casa sotto la minaccia di un temporale che voleva schiantare tutto, anche la strada, e non ha poi schiantato niente, tra tutto quello di cui il web poteva darmi memoria, mi è toccato un libro che si intitola Vento largo (ci sono titoli che bastano immediatamente a se stessi, davvero, come nessun essere umano potrà mai fare) e uno scrittore morto una quindicina d’anni fa, che lo aveva scritto e che si chiamava Francesco Biamonti, che io lessi (e amai quasi smisuratamente) negli anni ’90.

 

[E poi mi è venuto in mente anche l’amico che me lo aveva regalato, quel libro, in un estivo pomeriggio milanese spaventosamente caldo, e si chiama Mauro, quell’amico e non lo vedo più da tanti anni: e il bello dei libri, a volte, è che ti fanno tornare alla mente anche le persone, che non le avevi dimenticate, nemmeno loro.]

 

E mi sono anche chiesto come mai abbiamo (ho) un po’ trascurato Biamonti, in questo tempo, come mai ne parliamo così poco, con gli amici che ancora leggono libri, a scuola non ne parliamo mai,  per quale motivo abbiamo a un certo punto smesso di leggerlo, forse perché non lo capiamo più, magari perché ci sfugge il suo mondo verticale a picco sull’azzurro del mare, non lo so, non ci piacciono più le sue parole, le sue notti, il suo vento, l’argento degli ulivi, le sue donne sfuggenti, imprendibili, indescrivibili, non lo so. C’è questo inizio, per esempio, con cui si apre Vento largo, che è così bello che mi chiedo come ho potuto non pensarci altre volte, in questi anni:

 

Nella luce distesa tra ulivi e solitudini di rocce arrivò il suono della campana mediana: Varì ne contò i viaggi: erano tre, era per un uomo. Non riusciva a immaginare: non aveva sentito dire che a Luvaira qualcuno fosse sul punto. E lì intorno, negli uliveti, non c’era nessuno a cui domandare.
Ma la sera, sceso a Luvaira, seppe ch’era stato il passeur ad andarsene e si recò al suo casolare.
Era già cominciata la veglia funebre. Una strana veglia. Stavano tutti fuori della porta; solo una donna era rimasta accanto al morto e, insieme a un fiore dal lungo stelo, proiettava la sua ombra sul pavimento di battuto.
Nessuno parlava fuori, sotto le stelle. Poi, accompagnate da uno stormire d’ulivi, frasi a mezza voce: Siamo proprio niente! Bisogna essere preparati! che non facevano rumore. Nelle pause della brezza il silenzio si posava sul silenzio.
Nel cuore della notte qualcuno accennò al tempo: al gran secco, all’autunno luminoso.

 

Sarà, mi sono detto, perché ormai i passeur non esistono più, come non esistono più certe frontiere. e abbiamo invece, diomio, gli scafisti, oggi: e non è per niente la stessa cosa. Eppure Biamonti è uno di quegli scrittori per cui varrebbe la pena, senz’altro, uno sforzo di memoria per non dimenticarli, per continuare a rileggere le sue pagine, come anche Mauro Reali vi invita a fare qui, oggi:

 

Una storia di solitudini che si incontrano pudicamente (ma non sempre…) in un entroterra ligure che è sì “verticale” (come si dice spesso dei paesaggi di Biamonti) ma è anche – pur nella sua asperità – popolato di fiori. Fiori che il taciturno ex marinaio Edoardo, che ha viaggiato anche troppo (“…si rimane sempre con una fame di terra. S’invecchia male…”), ben conosce e che la misteriosa Lisa (con “la fronte senza tempo”), vedova di un terrorista, sembra apprezzare.

 

Però, insomma, non è detto che ne abbiate davvero voglia di una cosa così pesante, lo sapevo non appena ho cominciato a scrivere, ve l’ho detto. Per cui, se vi serve dell’altro, qualcosa che sia magari un po’ più utile, ecco, Christian Raimo ha scritto un bell’articolo contro le «tesine» dell’esame di Stato (la maturità, cosiddetta) che condivido quasi del tutto (quasi); mentre Chiara Lalli ha speso parole importanti per un’obiezione di coscienza (quella dei farmacisti) che incide, e neppure poco, anche nelle nostre vite; e Andrea Lombardi ha scritto un pezzo molto interessante sulla scena letteraria italiana sul web, che vale la pena di leggere e anche di rileggere, a mio parere. Insomma, Francesco Biamonti può aspettare, magari l’autunno, che è stagione così adatta a lui: ce ne ricorderemo quindi tra qualche mese, della sua solitudine, dei suoi paesaggi a picco, promesso.

Print Friendly, PDF & Email
Davide Profumo
Davide Profumo
La mia pagina Facebook: https://it-it.facebook.com/davide.loscorfano

1 Comment

  1. […] Roja, tra Italia e Francia, che fu anche il luogo da cui parlava la splendida e sommessa e limpida voce di Francesco Biamonti, anche lui alle prese con migranti già passati, i cui figli, ci auguriamo, sono adesso […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.