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smettere di essere indispensabili

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Non so quante volte, non potrei contarle, ho ascoltato la mia voce che, dentro una classe di sparuti quindicenni o di stanchi diciannovenni, oppure entro un gruppo di amici in altro affacendati, oppure davanti a uno specchio che rifletteva solo una faccia, non so quante volte ho sentito la mia voce che definiva «indispensabile» un libro, una lettura, una poesia, una musica, un qualcosa che il giorno dopo, o anche solo l’attimo dopo, smetteva improvvisamente di esserlo, «indispensabile», e lasciava spazio a qualcosa di altro, a qualche altra classe o qualche altro amico o qualche altro specchio.

 

Anche per questo (i trascorsi biografici sono sicuramente una delle ragioni dell’indispensabilità di una lettura) ho apprezzato molto i brevi appunti che Giulio Mozzi ha scritto oggi sulle liste di libri indispensabili che da qualche tempo va pubblicando sul suo blog. Dell’indispensabilità egli, tra il resto, dice:

 

Nulla è indispensabile di per sé; qualcosa può essere utile, molto utile, e forse davvero indispensabile, rispetto a uno scopo. Io, personalmente, se non ho uno scopo, non leggo. Il piacere della lettura mi è totalmente estraneo. Sarà una deformazione professionale (ma non credo: le cose stavano non tanto diversamente da così anche trent’anni fa), ma io divido i libri in libri che mi servono e libri che non mi servono. Che mi servono o non mi servono, ovviamente, rispetto ai miei scopi. La lettura come divertimento, ovvero come sviamento, non mi interessa: ho troppe cose da fare (e tutt’altro che letterarie) per desiderare di divertirmi, ovvero di avere altre cose da fare (piacevoli, magari, ma che comunque si aggiungono).

 

Insomma, è uno spunto particolare e interessante, che ci fa riflettere sulle liste, su quello che esse raccontano di noi che le compiliamo mentre le compiliamo, così come sulla loro indispensabilità (oppure, al contrario, sulla loro inutilità, che non è poi molto diverso…). E se poi, visto l’argomento, aveste voglia di un punto di vista leggermente diverso sui libri, la letteratura e la sua (più o meno) indispensabilità, vi consiglio quest’altro saggio di Mario Arsenal, che si intitola “Signor Umanesimo, vada a farsi fottere“. Dice cose belle, le dice in tono curioso, non se ne leggono molte in giro. E tutto sommato una voce un po’ fuori dal coro ogni tanto ci fa bene, penso io.

Davide Profumo
Davide Profumo
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