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Significato prognostico della vasculopatia extracoronarica dopo infarto miocardico

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A cura di Marta F. Brancati

Eriksson Ostman M, Calais F, Rosenblad A, et a. Prognostic impact of subclinical or manifest extracoronary artery diseases after acute myocardial infarction. Atherosclerosis 2017;263:53-59.

 

È noto che la presenza di vasculopatia extracoronarica clinicamente sintomatica (pregresso stroke, claudicatio, etc…), sia associata a prognosi avversa in pazienti con coronaropatia. Ma qual è il significato prognostico della vasculopatia in fase subclinica, riscontrata mediante esami di screening? Di questo si occupa lo studio in oggetto.

Si tratta di uno studio prospettico osservazionale che ha arruolato 654 pazienti consecutivi con infarto miocardico acuto. La diagnosi di vasculopatia extracoronarica è stata effettuata mediante indice caviglia-braccio (“ankle brachial index”, ABI) ed ecodoppler dei vasi epiaortici e dell’aorta addominale. La vasculopatia di rilevanza clinica, definita in relazione alla storia di pregresso ictus, claudicatio o pregressi interventi di chirurgia vascolare, è stata osservata nel 14.4% dei pazienti, mentre quella subclinica, definita in base alla presenza di un ABI 0.9 o > 1.4, stenosi carotidea, aneurisma dell’aorta addominale in assenza di corrispettivo clinico, è stata osservata nel 21.6% dei pazienti. A un follow-up medio di 5.2 anni, l’endpoint (ospedalizzazione per infarto miocardico, scompenso cardiaco, ictus o morte cardiovascolare) è stato riscontrato in 166 pazienti (25%).

Ebbene, la vasculopatia clinicamente rilevante è risultata associata significativamente all’endpoint (HR 2.10, IC 95% 1.34-3.27, p 0.001), ma non la vasculopatia subclinica (HR 1.35, IC 95% 0.89-2.05, p 0.164). Tale dato colpisce ancora di più se si pensa che tutti i pazienti sono stati dimessi con terapia medica ottimizzata secondo le evidenze scientifiche. Si può ipotizzare che la terapia medica sia più efficace nella prevenzione primaria? O forse, che è un po’ la stessa cosa, che in prevenzione secondaria sia necessario fare qualcosa di più?

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Marta F. Brancati
Marta F. Brancati

Dirigente medico di I livello, UO Emodinamica, Ospedale degli Infermi, ASL BI – Biella

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