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11 Aprile, 2021

si tratta di accorgersi

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Da quando siamo entrati nel cosiddetto anno dantesco, spero non ve ne siate accorti, io mi coltivo una mia piccola, inutile, personale ossessione. Che non è polemica (anche se avrei tante cose da dire o segnalare) e nemmeno strettamente dantesca, a dire la verità. Ed è piuttosto personale, lo ammetto, essendo io amante e cultore di Dante da tempi non sospetti (essendo evidentemente, questi, tempi sospetti). Da quando, insomma, siamo entrati nel claustrofobico e cosiddetto anno dantesco io mi coltivo l’ossessione di fare leggere a voi, medici cardiologi, un po’ di Petrarca.

Per due motivi, in verità. Il primo è perché ho letto un bellissimo libro su Francesco Petrarca, nei primissimi giorni dell’anno dantesco, e mi è parso un caso fortuito ma anche una mirabile coincidenza, uno svelamento, il montaliano anello che non tiene e ci apre alla verità. Il secondo motivo è che forse, essendo l’anno proprio e totalmente dantesco, cosiddetto, Francesco Petrarca potrebbe avere la funzione di spina, di piccola luce che illumina un angolo diverso della stanza letteraria che frequentiamo (rispetto a quello continuamente e benignamente illuminato dai riflettori) e quindi potrebbe avere la salutare funzione di contraltare, di paradosso, di (permettetemi) vaccino.

Ma oggi la mia piccola e inutile ossessione ha trovato il terreno con cui nutrirsi un po’ di più e quindi, poveri voi cardiologi, vi toccherà sopportarla. Oggi infatti posso citare un post apparso in rete qualche giorno fa, scritto benissimo da Stefano Dal Bianco, il quale (un po’ per scommessa un po’ per divertimento) sceglie di schierarsi dalla parte di Petrarca contro Dante, per dirci che va bene Dante, ci mancherebbe, va benissimo, più che bene, ma Petrarca è meglio: Petrarca ci parla di più, Petrarca è in grado di scavare assai più a fondo dentro di noi, Petrarca insomma è il nostro preciso e autentico elettrocardiogramma.

Il post di Dal Bianco è molto bello e affabile, perfetto per chiunque, anche per chi abbia letto pochissimo Petrarca. Dice così, per esempio:

Dante parla di tutto, si immerge nella calda vita si sporca e tira fuori fiori dal letame, guarda il mondo con una attenzione e una penetrazione speculativa e sentimentale inarrivabili. È un pozzo di scienza. Di suo, è un avanguardista, uno sperimentatore accanito, che molla lì le opere a metà per l’urgenza di passare ad altro, e in questo ci assomiglia un po’. Quell’altro [Petrarca] sembra un maniaco ossessivo e non parla di niente, o sempre delle stesse quattro cose; è fissato.

E poi, poco più avanti, così:

Petrarca … parte da te, da dentro di te, e non ti parla di niente, o comunque tu senti che qualunque cosa ti stia dicendo è secondaria rispetto alla rete di suoni e risonanze in cui ti scopri invischiato tuo malgrado. È al confronto serrato con questo niente musicale che lentamente, impercettibilmente, inesorabilmente, Petrarca tira fuori da te, esaltandolo, il niente che tu sei sul piano della tua povera esistenza … Non si tratta di innalzarsi dove che sia, si tratta di accorgersi. Dante ti fa piangere, ti pervade di commozione intellettuale e ti butta giù dalla sedia. Petrarca no, ti intorta con qualcosa che forse è meno forte e certamente è più sottile, qualcosa che ti coglie quasi alle spalle, a tradimento, e non è fatta di pensieri e di concetti e sentimenti: ha poco a che fare con le cose di questo mondo, e nemmeno con quell’altro, di mondo.

«Si tratta di accorgersi», scrive dal Bianco cercando di spiegare Petrarca. Io lo trovo bellissimo: «si tratta di accorgersi». Vi invito quindi a leggere il post, per intero (lo trovate qui), e poi, se sarete cardiologi coraggiosi [tutti i cardiologi devono esserlo: avere coraggio significa avere grande cuore, el corazón, se non lo avete voi…] a leggere anche Petrarca: magari non per intero, magari qualche sonetto tra i più famosi, Solo e pensoso, La vita fugge, Pace non trovo, uno di quelli… Però a farlo, perché la vita fugge davvero e sarebbe un peccato non leggere un poeta così bello e terribile.

Oppure no, meglio ancora. Vi invito a leggere il libro su Petrarca che ho letto all’inizio di quest’anno cosiddetto dantesco e che ha alimentato la mia ossessione di questi mesi, quella che vi ho confessato oggi. Un libro bellissimo, da cui si capisce non solo la poesia di Petrarca ma molta poesia in generale e quasi tutta la letteratura italiana, secondo me, per come è stata dopo l’amore di Petrarca e per come continua a essere oggi intorno a noi e ai nostri amori e alle nostre piccole, vane ossessioni. Lo ha scritto Marco Santagata e si intitola L’amoroso pensiero, ed è anche la storia (tra molte altre cose) del Canzoniere di Petrarca e del suo amore per Laura.

È questo il mio consiglio di lettura per il vostro anno dantesco. Uno splendido libro su Petrarca. Il quale tra l’altro detestava Dante (o fingeva di detestarlo; e fingeva senz’altro di non averlo mai letto, se non da ragazzo, quando si leggono le cose di scarsa importanza). E il quale, ne sono certo, apprezzerebbe l’eleganza ironica del gesto. (Dante, invece, non ne sono così sicuro…)

Davide Profumo
Davide Profumo
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