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Sfortune letterarie

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Mauro Zucconi è uno scrittore che è stato blogger e quindi è abbastanza attivo anche sul web. Una delle sue attività che negli ultimi anni mi hanno fatto più sorridere (ma solo bonariamente, ci mancherebbe) è stata senz’altro il blog (si tratta, tecnicamente, di un tumblr, ma noi siamo cuori semplici e facciamo finta di niente…) Lo stroncatore, che ha messo in evidenza una delle più curiose conseguenze della scrittura sulla rete internet.

 

Nello Stroncatore (decisivo sottotitolo: «La critica letteraria ai tempi di internet) Zucconi ha infatti, per molti mesi, raccolto incredibili e roboanti stroncature lasciate, sui siti web specializzati in vendita libri (Ibs, Amazon, ecc.), di assoluti e indimenticabili capolavori della letteratura di tutti i tempi. Che però, evidentemente, non sono proprio piaciuti a tutti…

 

E quindi, per esempio, c’è stato chi non ha per niente gradito la lettura dei Buddenbrook di Thomas Mann, e ne ha scritto così:

 

Come si può definirlo un capolavoro? Nelle prime venti pagine non succede niente e sono più noiose di vedere un pezzo di carne marcire. Un altro fattore di disturbo poi sono le frasi così lunghe che quando arrivi alla fine hai già dimenticato l’inizio. L’autore descrive così a fondo ogni cosa nel minimo dettaglio che sai anche il colore della biancheria intima dei personaggi. Il tutto poteva essere detto in cinquanta pagine, ma non sarebbe stato abbastanza geniale, e allora l’autore ha dovuto scrivere una tortura simile.

 

O anche chi ha pensato che si potesse così recensire l’Amleto di Shakespeare (opera senz’altro amletica, va detto a difesa dell’anonimo recensore…):

 

Non mi era mai capitato che mi venisse mal di testa leggendo un libro. Non ne ho idea del perché, ma ho avuto questa sgradevole esperienza durante la lettura di Amleto. Non riuscendo a scavalcare quest’ ostacolo (sebbene sia consapevole di questo mio limite) non posso andare oltre le tre stelle. [altrove, sempre a proposito di Amleto, si trova un più ragionevole: «Sconsigliato a chi non è appassionato di questo genere»]

 

Ma c’è anche chi definisce «Troppo scontato» Se questo è un uomo di Primo Levi; «un’accozzaglia di parole messe lì per fare numero» Gente di Dublino di James Joyce; «Pappardellona galattica» L’opera al nero di Marguerite Yourcenar; «storia di un bimbominkia che si fa una marea di seghe mentali» Il rosso e il nero di Stendhal [quest’ultimo recensore sembra uno studente universitario di Lettere (o di lingue) visto che dice di essere stato costretto a leggerlo per un esame…]. Ma insomma, avete capito: si tratta di recensioni che fanno inconsapevolmente ridere, o forse piangere, o forse lasciano soltanto un po’ senza fiato. Una raccolta che, senza eccedere in inutile moralismo letterario, si può definire semplicemente surreale, e che potete leggere al completo, se oggi, che è domenica, avete per caso un’ora di tempo in più.

 

E se poi vi piacesse lo stile dell’autore Zucconi, lo potrete trovare, ora che Lo stroncatore ha chiuso, su quest’altro blog (che è di nuovo, tecnicamente, un tumblr, ma pazienza…) Dove scrive, per esempio, velocissimi e sapidissimi racconti come questo:

 

Mi hanno portato a un concerto di musica contemporanea. Verso metà concerto ho detto una cosa a un mio amico seduto lì a fianco. Poi devo averne detta un’altra. Alla terza un distinto signore seduto nella fila davanti a me si è voltato e, sottovoce, le mani giunte, mi ha chiesto di fare silenzio, perché non riusciva a sentire bene.

Sul palco stavano segando una sedia.

 

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Davide Profumo
Davide Profumo
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