Nei primi decenni del XVI secolo, Michele Serveto aveva elaborato una convincente teoria sulla fisiologia del piccolo cir­colo cardio­polmonare, molto simile alla scoperta ufficiale di questo, ad opera di William Harvey (1578­-1657), che sarebbe avvenuta circa settanta anni dopo.

Non furono però le sue teo­rie mediche e innovative a perderlo, a causargli un processo e una condanna al rogo nella protestante città di Ginevra, dove Calvino aveva instaurato un governo integralista, alla prova dei fatti più intollerante di quelli di molti paesi europei cattolici.

A Serveto sembrò che Calvino e la repubblica protestante ginevrina fossero un luogo dove discutere e sviluppare le pro­prie idee contrarie al dogma trinitario ed al battesimo dei bam­bini, che aveva cominciato a diffondere sin dal 1531 attraverso il trattato De Trinitatibus erroribus (Sugli errori della Trinità).

Si sbagliava, perché il fanatismo religioso di Calvino era pari se non superiore all’intolleranza della Chiesa romana. Diffidato a pubblicare altri libri del genere, Serveto dovette abbandonare la Svizzera e rifugiarsi sotto falso nome a Lione, dove la sua abili­tà come medico lo aiutò a sopravvivere.

Continuò a scrivere di teologia, fino alla pubblicazione del suo libro più famoso, la Christianismi Restitutio (La Restaurazione del Cristianesimo) del 1546. Confidando nella sua abilità dialettica, volle tornare a Ginevra, da cui Calvino lo aveva bandito, pensando di poter sostenere un pubblico confronto e difendere a viso aperto le proprie idee.

Si trattò di una seconda valutazione errata. Dopo un processo sommario, Michele Serveto, medico e filosofo, troppo fiducioso della umana tolleranza, fu arso sul rogo alle porte di Ginevra insieme alle copie dei libri proibiti. Era il 27 ottobre del 1553.

Redazione ATBV

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