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scordato strumento

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«Perché il cuore non è mica soltanto il cuore…» Provo a rispondere così ai pochi che, ogni tanto, candidamente (e quei pochi sono sempre i miei studenti, infatti, quindicenni o sedicenni, più ingenui vorrei dire, più svegli penso nel cuore segreto del mio cuore), ai pochi che mi chiedono perché i cardiologi mi ospitino su questo sito, mi invitino ai loro convegni, mi lascino scrivere sulle loro riviste specialistiche. Perché il cuore è ben altro che il miocardio e il pericardio, e la circolazione del sangue non è solo arteriosa, e i battiti sono pur sempre i battiti del nostro cuore.

E cito spesso una poesia bellissima di Giovanni Giudici, questa:

……. però ci furono quelli
Che ebbero per casa solo il cuore
Sospeso tra abissi e buio – di una vita
Tutta nell’invisibile – il cuore
Che lentamente si crepava e null’altro.

Oppure ne cito una di Eugenio Montale, quest’altra:

ll vento che stasera suona attento –
ricorda un forte scotere di lame –
gli strumenti dei fitti alberi e spazza
l’orizzonte di rame
dove strisce di luce si protendono
come aquiloni al cielo che rimbomba
(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D’alti Eldoradi
malchiuse porte!)
e il mare che scaglia a scaglia,
livido, muta colore
lancia a terra una tromba
di schiume intorte;
il vento che nasce e muore
nell’ora che lenta s’annera
suonasse te pure stasera
scordato strumento,
cuore.

O infine cito la poesia più breve e più difficile, quella di Vittorio Sereni, che è questa:

Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema
ma pari più non gli era il mio respiro
e non era più un lago ma un attonito
specchio di me una lacuna del cuore.

[È la più difficile perché sottintende Dante: perché anche Dante, nella Commedia, comincia il suo viaggio citando il «lago del cuore», la paura che ha sede nel «lago del cuore», ma il suo mondo è un mondo più razionalmente organizzato del nostro, e il suo poema può davvero essere pari al respiro umano, essere uno specchio dei suoi peccati, delle sue miserie e della sua possibile felicità… Mentre nel Novecento ciò non è più possibile, nemmeno immaginabile, il poema è attonito, la conoscenza è impedita, il «lago del cuore» è diventato lacuna… E Sereni, sinceramente, è bravissimo.]

Insomma, è davvero troppo facile rispondere così a chi me lo chiede: «Perché il cuore non è mica soltanto il cuore», non è solo un vile muscolo quello di cui si occupano i cardiologi, la cura non è soltanto quella cura, i protocolli, le linee guida… ma (come anche nei vostri convegni, sorprendentemente, dite) il cardiologo che è capace di empatia con il paziente (con il cuore del paziente) è un cardiologo più bravo, lo dicono gli studi, lo dimostrano i dati, e cura meglio i suoi pazienti, che guariscono prima, e stanno meglio più a lungo, e sono anche più felici (questo lo dico io, scusate).

Forse è per questo che mi ospitate qui, anche oggi, stamattina. Perché sapete (assai meglio di me) che il cuore umano è complesso e complessa dev’esserne la comprensione, anche la vostra.

E quindi, forte delle belle poesie novecentesche con cui credo di avervi già sedotto, vi invito a leggere un post altrettanto interessante di Marinella De Simone, in cui si parla di complessità e di intelligenza relazionale, forse l’unica che esiste, senz’altro l’unica che davvero ci può oggi essere utile. E se leggerete il post fino alla fine (lo trovate qui) ci troverete dentro una citazione bellissima di Edgar Morin, che parla di voi, ma anche del nostro cuore, ma anche dei nostri giorni pandemici, ma anche della nostra stanchezza, ma anche della nostra paura, ma anche delle nostre incertezze, ma anche del vostro lavoro e delle vostre incertezze, ma anche della nostra pazienza, ma anche del cuore che abbiamo.

La piena coscienza dell’incertezza, della casualità, della tragedia in tutte le cose umane è ben lungi dall’avermi condotto alla disperazione. Al contrario, è corroborante barattare la sicurezza mentale con il rischio, perché così si guadagna la potenzialità. Le verità polifoniche della complessità esaltano, e mi capiranno quelli che come me soffocano nel pensiero chiuso, la scienza chiusa, le verità limitate, mutilate, arroganti. È corroborante sfuggire per sempre alla teoria dominante che spiega tutto, alla litania che pretende di risolvere tutto. È corroborante infine considerare il mondo, la vita, l’uomo, la conoscenza, l’azione come dei sistemi aperti. L’apertura, abisso sull’insondabile e il nulla, ferita originaria del nostro spirito e della nostra vita, è anche la bocca assetata e affamata attraverso la quale il nostro spirito e la nostra vita esprimono i desideri, respirano, bevono, mangiano, baciano.

Davide Profumo
Davide Profumo
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