la dimensione umana
28 Gennaio, 2021
01 – ATBV: un po’ di storia – G. di Pasquale
2 Febbraio, 2021

ritradurre l’america

You need to login or register to bookmark/favorite this content.

Mi pare che possa essere molto interessante e utile, questa mattina, leggere il breve post che ha scritto Paolo Landi per le virtuali colonne di «Doppiozero». È un post che parla d letteratura, perché pone al centro della sua riflessione due recenti romanzi, di due scrittori americani che non è possibile trascurare (amarli, almeno per quanto riguarda me e per quanto riguarda in particolare uno dei due, è un’altra faccenda; ma restano imprescindibili, anche se li si ama così così…). I due scrittori sono Jonathan Franzen e Don De Lillo e il tema del post di Landi è il loro rapporto con la tecnologia, quello che emerge da due dei loro più recenti libri (trovate tutto qui). È un post di raro interesse che inizia, sentenziosamente, così:

Se sei un grande scrittore americano devi odiare la tecnologia.

E ci racconta poi questi due romanzi (l’ultimo di De Lillo, che si intitola Silenzio, sarà in commercio in Italia soltanto dopodomani; Purity di Franzen lo abbiamo sicuramente già letto in tanti), ne sottolinea la distanza e l’avversione per il mondo della tecnologia che usiamo e che viviamo (e senza la quale, non riesco a dimenticarlo, la pandemia globale sarebbe stata un’altra cosa, completamente, del tutto, senza eccezioni, tra scuola e videochiamate e socialità e solitudine… non riesco nemmeno a immaginare cosa, non so nemmeno se la pandemia sarebbe stata quella che oggi chiamiamo «pandemia», senza i supporti tecnologici, e non credo che nessun provvedimento che sia stato preso da nessuno stato, per rallentare la pandemia, avrebbe avuto senso senza la tecnologia e chissà se questo è un bene o un male, e cosa sarebbe successo alla scuola, senza la tecnologia?), e a un certo punto scrive così:

I social prosperano nella solitudine, ci distolgono dal riconoscere in noi stessi uno stato di bisogno, di miseria e di profonda umiltà. Una ricerca interna di Facebook … ha rivelato che l’utilizzo di questo social fa sentire “miserabili” le persone e che la maggioranza di loro se ne accorge ma non riesce a smettere di usarlo.

Landi sostiene che né Franzen né De Lillo siano stati in grado di mettere davvero a fuoco il cuore della questione, questo rapporto ormai inscindibile tra vita e tecnologia, questo stato (nostro) di miseria che i social ci distolgono dal cogliere. E poi parla anche di un romanzo italiano che invece riesce, secondo lui, a farlo meglio: ma vi invito a leggere tutto il post, per capire di più.

E vi invito anche, visto che sempre di scrittori americani parliamo, a leggere un altro breve post che parla di un altro grande racconto americano, lontano dal nostro mondo tecnologico, scritto oltre settant’anni fa da John Steinbeck, tradotto da Cesare Pavese negli anni Trenta, ritradotto oggi da Michele Mari in un altro italiano, il nostro, quello in cui esprimiamo sui social, più o meno, la nostra miseria, il nostro bisogno.

Il post (lo trovate qui) ci dice, implicitamente, che sono ormai molti decenni che viviamo traducendo l’America, che abbiamo imparato a farlo da Cesare Pavese e da Elio Vittorini, che non è nemmeno necessario che questo implichi un rapporto di sudditanza culturale, che anzi è nel tradurre e ritradurre che in fondo misuriamo anche la nostra distanza dall’America, dai suoi scrittori, dalle loro nostalgie che non coincidono del tutto, è evidente, con le nostre, e dai sogni dei loro protagonisti, uomini e topi, più o meno come noi.

Tanto che talvolta è bene riprendere in mano i libri americani che abbiamo amato e ritradurli, daccapo, con parole italiane nuove, le nostre, misurando somiglianze e lontananze, ridisegnando il perimetro della nostra identità culturale, il limite angusto della nostra esistenza e delle nostre dipendenze. Ci sono i sogni degli uomini e ci sono i topi che (forse) non hanno sogni: era questo che scriveva Steinbeck moltissimi anni fa. Noi siamo qui, anni dopo, che traduciamo, che usiamo gli strumenti nuovi della tecnologia, che non abbiamo ancora smesso di ripetercelo, uomini e topi, secondo me.

Davide Profumo
Davide Profumo
La mia pagina Facebook: https://it-it.facebook.com/davide.loscorfano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *