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rileggere, non capire, ripartire

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Stasera brinderò. Sarà un brindisi cauto, senza troppa enfasi, senza musica né abiti da cerimonia. Ma stasera sarà la sera del 31 agosto e brinderò alla salute di chi mi sta vicino e alla mia. Sperando che l’anno nuovo, quello che ogni anno comincia il primo di settembre, sia un anno nuovo un po’ diverso da quello vecchio, magari un po’ più facile, senz’altro meno nervoso, con qualche passeggiata in più, con qualche angoscia in meno.

Domani quindi ripartiremo, come accade sempre il primo giorno di settembre (e non accade mai il primo giorno di gennaio, ma questo è un altro discorso). E poiché siamo qui a scrivere e a leggerci per ripartire un po’ insieme, ho pensato che non sarebbe stata una cattiva idea provare a ripartire con due poeti che amo (che forse amate anche voi: uno dei due sicuramente è più amato e conosciuto dell’altro) e che attraverseranno questa notte del 31 agosto insieme a noi, accompagnandoci dentro settembre (il mese più crudele, secondo me). E di farlo con le loro lettere d’amore.

Il primo poeta è Giacomo Leopardi. E io già lo so che state facendo qualche scongiuro (…), che state dicendo che brindare con Leopardi non vi apre cosa ben augurante, ma vi sbagliate. E per ripartire da Giacomino ho scelto un libro che mi ha un po’ turbato, nel corso di questa estate, ma che mi era necessario, in qualche misura. Dice, questo libro (che trovate qui) che forse possiamo cominciare a valutare l’ipotesi che Giacomo fosse (anche) omossessuale; e che le sue lettere ad Antonio Ranieri (l’amico che lo portò a Napoli e da cui non si staccò mai) fossero appunto lettere d’amore. La dice così bene, questa cosa, che ci ho (quasi) creduto; ma soprattutto ho pensato che non era tanto importante che fosse vera, questa cosa, ma che era importante che fosse possibile, che le lettere fossero in tal modo interpretabili, che le poesie del ciclo di Aspasia fossero poesie su un tale amore. Leggete qui, per esempio:

Riportando alla luce il carteggio tra Ranieri e Leopardi, Buffoni penetra nell’intimità di Leopardi mostrando un sentimento che, sebbene le biografie ufficiali abbiano ostinatamente omesso, ritroviamo chiaro in tutte le poesie leopardiane che conosciamo e amiamo, dall’altra parte degli anagrammi. Restituire la verità biografica e dunque interpretativa alle poesie della nostra tradizione è quanto mai importante oggi, non solo per quanto concerne il puro godimento letterario ma anche da un punto di vista simbolico e sociale…

Il secondo poeta è invece Guido Gozzano (l’uomo che «inventa il Novecento prima che la Prima Guerra Mondiale lo crei») e le sue lettere sono senz’altro lettere a una donna. La quale è un’intellettuale anche lei, grande poetessa, letterata di eccelso valore, Amalia Guglielminetti. Eppure l’epistolario che è stato pubblicato rivela qualcosa di diverso da un semplice e appassionato amore tra due grandi poeti. Rivela piuttosto un atteggiamento di distacco, freddo, quasi entomologico, da parte del poeta maschio. Come se la vita fosse il fondo torbido di quei vetri tersi e malinconici che sono invece le sue poesie. Lo racconta benissimo (lo trovate qui) Daniele Martino:

Tutto il loro epistolario ha questa impronta in cui una donna bella, sincera, elegante, libera insegue un ometto dalle bellissime mani, raramente sincero, elegante e legatissimo alla Mamma. I due si sono già incrociati nei salotti letterari: lei isolatissima e sdegnosa scrittrice schernita dagli scrittori maschi, lui già stellina del suo tempo, seguito a frotta dall’ambiente dei giovani letterati torinesi. […] il Gozzano uomo di questo epistolario è insopportabile, poco raccomandabile, narcisista con effetti dannosi quanto il poeta narciso sboccia influenze straordinarie […] canterino di filastrocche leziose, di bruchi crisalidi e farfalle intrise di morte, anaffettivo, avaro.

Ma in verità io non lo so se hanno ragione Franco Buffoni (che dice che l’amore di Leopardi è un anagramma) e non lo so se ha ragione Daniele Martino, che scrive questo bellissimo e spietato ritratto di Gozzano. Forse non mi interessa nemmeno sapere se hanno ragione o no: a me interessano sempre e soltanto i versi dei poeti, la loro forza, l’energia che si apre in me quando li leggo. A me interessa il brindisi di stasera: è bello ripartire, insomma, e per ripartire è bello rileggere, riaprire le vecchie pagine che credevamo di avere capito e trovarci altri accenti, altre possibili verità, altri suoni che possano consuonare con la nostra malinconia e che non avevamo ancora capito, né lungo l’anno appena trascorso e nemmeno nei lunghi anni precedenti. E su questi versi sempre incomprensibili costruire i cauti auspici che traiamo, brindando, per il nostro prossimo futuro.

(Buon anno anche a voi.)

Davide Profumo
Davide Profumo
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