i ritagli di aprile
1 maggio, 2017
XII Congresso Nazionale ATBV – programma definitivo
5 maggio, 2017

raccontare un desiderio

You need to login or register to bookmark/favorite this content.

È lungo ed è a tratti anche un po’ farraginoso (parere mio) il post che non riesco a togliermi dalla testa oggi (e che dunque, credo, vi consiglierò alla fine di queste righe). È lungo ma forse dice, tra i suoi percorsi a volte sinuosamente concentrici, una cosa che credo di avere sempre pensato.

 

Ho sempre pensato, per esempio, che la letteratura abbia a che fare con il desiderio. Con gli aspetti più ovvi del desiderio, naturalmente: l’amore, la voglia di fuggire altrove, il desiderio di non morire, la paura di invecchiare e non poterlo evitare. Ma anche con gli aspetti più oscuri del desiderio: quelli che neghiamo a noi stessi, quelli che nascondiamo agli altri, quelli che davvero non conosciamo di noi stessi, ciò che sentiamo illecito desiderare, ciò che non riusciamo comunque a non desiderare.

 

[In un altro articolo, sinceramente un po’ banale nell’apologo che ne offre l’abbrivio (parere mio…) ma molto efficace  e condivisibile nelle sue considerazioni finali, Roberto Cotroneo scrive oggi che la dimensione di cui l’arte racconta la necessità è «l’oscuro», «l’improbabile»; e scrive così: «Il nostro grandioso realismo non può indicare l’oscuro, perché salterebbero le regole di questi anni. L’oscuro non è una categoria narrativa. Il realismo deve risolvere, non aggravare e indicarci le certezze. Ed è per questo che siamo invasi da giallisti che raccontano di commissari di polizia che risolvono tutto, da politici concreti che non devono aver dubbi e che formulano di continuo una teologia della realtà, da economisti  e finanzieri che praticano il problem solving, da una giustizia che non soffre l’indeterminato, l’inesatto, l’incerto.»]

 

Anche per questo, quindi, non riesco a pensare che la sessualità possa non avere niente in comune con l’agire letterario, con lo scrivere e il raccontare. Entrambe, appunto, in quanto espressioni di un desiderio a volte limpido altre volte assai più torbido e indecifrabile.

 

Ed eccoci quindi al post che oggi non mi dà pace. Lo ha scritto Franco Buffoni e racconta di come l’omosessualità sia (possa essere) la radice profonda della letteratura di alcuni degli autori che amiamo, molto di più di quello che sospettiamo. Ci sono nomi: alcuni li conoscete, di alcuni già sapevate, di altri immagino di no. Però vale la pena di leggere e di pensare il post di Buffoni, anche se come me non lo trovate convincente fino in fondo. Vale la pena, io credo, perché la letteratura è il racconto del nostro continuo (e frustrato) desiderare. E il continuo desiderare è la forma più evidente del nostro stare al mondo, della nostra infelicità, della nostra insoddisfazione perenne di esseri umani mortali; che diventa letteratura, tale racconto, quando siamo costretti a pensarci continuamente, a provare a decifrarlo e analizzarlo, a costruirne una grammatica e in sostanza a raccontarlo, prima a noi stessi, poi magari anche agli altri. Anche se non so, a dire il vero, se Franco Buffoni intendeva dire proprio questo. Valuterete voi.

Print Friendly, PDF & Email
Davide Profumo
Davide Profumo
La mia pagina Facebook: https://it-it.facebook.com/davide.loscorfano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

×
Registrati
Registrati alla newsletter di ATBV per non perderti le novità del sito.

Per proseguire occorre prestare il consenso al trattamento dei dati per tutte le finalità meglio descritte nell'informativa resa ex art. 13 Regolamento UE 679/2016 Acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità di cui all'informativa