quanto dura la cenere

È quasi a sfidare la pazienza dei miei già pochissimi lettori che mi prendo questa domenica mattina prenatalizia e la dedico alla poesia. È quasi a ripetermi che io non ho molto altro di cui parlare, nemmeno nei giorni migliori. Ed è quasi a dire che sì, è tutto vero, la poesia non esiste più, non si legge più, non si scrive e non si racconta più, soprattutto non nelle forme in cui l’abbiamo studiata e letta tanti anni fa, quando ancora pensavamo…

 

Non lo so cosa pensavamo, in realtà. Tanto tempo è passato che nemmeno me lo ricordo. Però mi prendo lo stesso questa domenica mattina a dirvi che oggi ho letto i versi di un poeta italiano morto trent’anni fa e che li ho trovati bellissimi. E io nemmeno sapevo che questo poeta era un poeta e che aveva scritto versi e che era morto così giovane. Nemmeno io, che qualche poesia ogni tanto mi sforzo di leggerla. Si chiamava Beppe Salvia e scrisse così, nel 1986, mentre io stavo per la prima volta scappando da casa mia:

 

I miei malanni si sono acquietati,
e ho trovato un lavoro. Sono meno
ansioso e più bello, e ho fortuna.
È primavera ormai e passo il tempo
libero a girare per strada. Guardo
chi non conobbe il dolore e ricordo
i giorni perduti. Perdo il mio tempo
con gli amici e soffro ancora un poco
per la mia solitudine.
Ora ho tempo per leggere per scrivere
e forse faccio un viaggio, e forse no.
Sono felice e triste. Sono distratto
e vagando m’accorgo di che è perduto.

 

Se vi fosse piaciuta la poesia, trovate quello che c’è da sapere su Salvia in questo bel post, che riporta anche altre sue idee, e un suo malinconico ritratto. Ma se davvero vi fosse piaciuta questa poesia, non fermatevi, in questa domenica mattina, secondo me. Ci sono due poeti siriani, di cui si parla su «Internazionale». E parlare di poesie oggi mentre si parla anche di Siria è una bella sfida, vale davvero la pena di proporla, di non accontentarsi, di provarci. Anche se ben sappiamo che sarà inutile.

 

E poi c’è il poemetto di Peter Handke, ci sono le sue riflessioni su attimo e durata, con gli inevitabili rimandi a Shakespeare, Goethe e Mario Luzi, ma anche a Montale, se mi permettete di aggiungere qualcosa. E ci sono versi bellissimi anche in questo post su Handke. In cui a un certo punto si arriva davvero vicini, secondo me, a cogliere una delle proteiformi essenze dello scrivere versi, quella cosa che abbiamo rinunciato a fare, perché tanto tempo fa abbiamo anche smesso di leggerli, e va bene lo stesso. Il passo, a mio parere, è questo:

 

… il Canto della durata di Peter Handke è un libro di poesia molto importante. Innanzitutto per la sua natura di poemetto, in cui la durata è realtà costitutiva. Inoltre perché propone in forma affascinante il rapporto tra poesia e essere, in una tesa, vibrante ricerca del senso ultimo del tempo. «La mia pena è durare oltre quest’attimo»: il leggendario verso di Mario Luzi coglie l’eternità fissata in un istante e di colpo fatta perenne: dilatazione del presente, l’opposto di una fuga dal presente che nella poesia sarebbe rinuncia o scacco. Quando Handke scrive che quel giorno, provando una sensazione di pienezza capiva «che al miracolo mancava la durata», non manifesta una visione opposta: in poesia il principio aristotelico dio non contraddizione non esiste. È alchemica la logica del poeta. Un miracolo senza durata è simile all’illusione…

 

E vi lascio a questi puntini di sospensione, insomma. Magari avrete qualche verso da leggere tra i libri della vostra personale biblioteca, non lo so. Magari oggi ne leggerete qualcuno, che non avevate mai letto o che non vi eravate mai dimenticati, senza saperlo. Certe cose non durano che nella cenere, diceva un poeta una volta. E anche la poesia, se non mi sbaglio.

Tags: ,

Davide P.
La mia pagina Facebook: https://it-it.facebook.com/davide.loscorfano

No comments yet.

Leave a Reply

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

due libri magari sorprendenti

Anzitutto una rapida (ma essenziale) nota, stamattina, per segnalarvi l’imperdibile post in cui si descrive un epistolario di natura religiosa […]

Alirocumab efficace nei pazienti diabetici: i risultati dei trial ODYSSEY DM-Insulin e DM-Dyslipidemia

A cura di Ivana Pariggiano (altro…)

spogliarsi delle vesti

C’è una risposta molto interessante, entro un’intervista altrettanto interessante, che ho letto ieri sul web: l’ha data Antonio Di Grado, […]

sonnambulismi letterari

… attraversiamo la vita reagendo alle situazioni che ci sono familiari attenendoci sempre allo stesso copione: diciamo “bene” quando ci […]

Procedura “valve-in-valve” per la correzione transcatetere delle bioprotesi aortiche degenerate

A cura di Antonella Potenza (altro…)