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Quando e come utilizzare gli antidoti per gli anticoagulanti non vit K dipendenti

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A cura di Seena Padayattil

When and how to use antidotes for the reversal of direct oral anticoagulants: guidance from the SSC of the ISTH. Levy JH, Ageno W, Chan NC, Crowther M, Verhamme P, Weitz JI; Subcommittee on Control of Anticoagulation. J Thromb Haemost. 2016 Mar;14(3):623-7.

Gli anticoagulanti orali non vit K dipendenti (NOACs) causano meno emorragie pericolose per la vita rispetto agli antagonisti di vit K. Tuttavia la disponibilità degli antidoti per i NOACs sarà un aiuto nella gestione di alcune condizioni cliniche. Gli antidoti in arrivo sono tre: idarucizumab per il dabigatran, andaxanet per gli inibitori di F Xa e ciraparantag per tutti i NOACs. In un articolo recentemente pubblicato in JTH, gli esperti delineano le indicazioni per quando e come utilizzare questi farmaci.

Idarucizumab (Praxbind): è un frammento di anticorpo monoclonale, umanizzato con un’altissima affinità per il dabigatran. Il complesso anticorpo-dabigatran verrà poi eliminato mediante la clearance renale. L’idarucizumab ha un’emivita intorno ai 45 minuti e può essere prolungata nei soggetti con insufficienza renale. Questo può essere vantaggioso dato che anche la concentrazione plasmatica di dabigatran è elevata in caso di insufficienza renale. L’idarucizumab ha già l’autorizzazione negli Stati Uniti e in Europa.

Andexanet (Annexa-4): è un FXa ricombinante senza attività catalitica, ma con un’affinità simile al FXa nativo. Può essere utilizzato contro tutti gli inibitori di FXa. Ha già completato lo studio di fase II ed è in corso lo studio per valutare il suo utilizzo nella gestione delle emorragie dei pazienti in terapia con apixaban, rivaroxaban ed eventualmente con edoxaban.

Ciraparantag (PER977): è una molecola sintetica cationica in grado di legare tutti i nuovi anticoagulanti, ma è ancora nelle prime fasi degli studi clinici.

Le indicazioni potenziali per il loro utilizzo comprendono: emorragie pericolose per la vita; emorragie negli organi critici o spazi chiusi; emorragie in corso di sovradosaggio del farmaco dato dalla ridotta clearance o dal sovradosaggio; necessità di sottoporre il paziente a un intervento ad alto rischio di emorragie. Non è necessaria la loro somministrazione per emorragie controllabili con emostasi locale o per interventi che si possono differire.

In corso di emorragie gravi, come emorragia cerebrale o rottura di un aneurisma, non è necessario attendere i risultati degli esami di laboratorio. Negli altri casi l’orario dell’ultima assunzione del farmaco e i dati di laboratorio sulla funzionalità renale ed esami specifici per la valutazione dello stato coagulativo del paziente possono aiutare nella scelta o meno dell’impiego degli antidoti. Queste attenzioni, oltre a evitare inutili somministrazioni, permettono il contenimento del costo, un fattore piuttosto rilevante per questi farmaci.

PADAYATTIL antidoti e pfo F2

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Seena Padayattil
Seena Padayattil
Ricercatrice presso il Dipartimento di Cardiologia dell'Università di Padova.

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