Marcello Malpighi (1628-1694)
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ceti cosiddetti istruiti
22 ottobre, 2015

punto.it

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Magari qualcuno di voi si ricorda vagamente del sito italia.it, che avrebbe dovuto essere la vetrina della bellezza nazionale, il portale decisivo per dare una spinta straordinaria al turismo in Italia nei vertiginosi anni del Duemila: un’invasione di facoltosi stranieri sarebbe piovuta sul nostro territorio, lasciandoci ricchi dei soldi che avrebbero sparso a piene mani… Ecco, di quel sito oggi parla Annamaria Testa, su «Internazionale». Lo fa raccontando cose che sono anche un piccolo ritratto del nostro paese e del suo modo di approcciarsi al web e di tutto quello che chi avrebbe il potere di decidere non decide (ma preferisce comodamente indignarsi su un paio d’ore di coda fuori del Colosseo).

 

Anche per chi, come me, non si sente in nessun modo a suo agio con il cosiddetto turismo di massa e con il marketing che mediamente lo accompagna e lo genera, è una lettura interessante e senz’altro istruttiva. Comincia così:

 

 

Certo, quest’anno con il turismo ci è andata bene, anche perché molti italiani hanno per ovvi motivi rinunciato ad andare, per esempio, in Egitto o in Tunisia. Ma non possiamo costruire una crescita di lungo termine del turismo, fonte di oltre il 10 per cento del nostro pil, confidando che le disgrazie degli altri paesi convincano i turisti italiani a rimanere entro i confini nazionali. Dobbiamo anche riuscire ad attirare di più, e per periodi più lunghi, i turisti stranieri.

Ma di farlo noi non siamo capaci. Lo dice lo stesso World economic forum che compila le classifiche internazionali e ci colloca al 123º posto su 144 paesi per qualità del marketing turistico: “L’Italia non ha niente da invidiare alla Spagna per storia e bellezze naturali, ma riesce meno a capitalizzare strategicamente i propri punti di forza”.

La cosa sbalorditiva è scoprire quanto non siamo capaci. Per esempio: oggi il 50 per cento dei turisti cerca notizie in rete. Il 70 per cento dei turisti più ricchi cerca notizie in rete prima ancora di decidere dove andrà. E l’Italia non ha un sito ufficiale del turismo.

Nel senso che proprio non ce l’ha: il sito italia.it è stato chiuso nel 2014 senza neanche pagare i redattori. È costato 20 milioni di euro. Però è ancora visibile, abbandonato e non aggiornato, ed è la prima cosa che, ahimè, trova in rete chiunque digiti “turismo Italia”…

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Davide Profumo
Davide Profumo

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