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Prevenire lo stroke nel paziente ad alto rischio: i risultati del trial IMPROVE-IT

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A cura di Ivana Pariggiano

Bohula EA, coll Prevention of Stroke with the Addition of Ezetimibe to Statin Therapy in Patients With Acute Coronary Syndrome in IMPROVE-IT (Improved Reduction of Outcomes: Vytorin Efficacy International Trial). doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.117.029095

 

I pazienti con sindrome coronarica acuta presentano un elevato rischio di eventi aterotrombotici ricorrenti. Tali eventi non sono limitati al distretto coronarico: gli ictus ischemici, infatti, sono tra i più temuti eventi cardiovascolari, in quanto principale causa di disabilità a lungo termine. Studi consolidati hanno dimostrato che la terapia ipolipemizzante rappresenta una strategia efficace di prevenzione, riducendo il rischio di stroke ischemico del 21% per ogni riduzione di 1 mmmol LDL. In una recente analisi del tral IMPROVE-IT, pubblicata su Circulation, è stato valutato l’effetto di una terapia ipolipemizzante potenziata dall’aggiunta dell’ezetimibe sulla prevenzione dello stroke in una popolazione ad alto rischio.

L’IMPROVE-IT è uno dei più ampi trial sugli ipolipemizzanti, che ha incluso oltre 18.000 pazienti stabilizzati dopo sindrome coronarica acuta, assegnati a trattamento con ezetimibe in aggiunta a statina (40 mg) contro terapia statinica standard. La popolazione era costituita da pazienti di eta >50 anni, con un LDL target tra 50-100 mg/dl. L’endpoint primario era un composito di eventi cardiovascolari maggiori (IM non fatale, angina instabile che ha richiesto ospedalizzazione o rivascolarizzazione coronarica) o stroke non fatale. L’altro endpoint includeva gli ictus, classificati come non emorragici (ischemici), emorragici o incerti.

Circa il 3,5% della popolazione monitorata ha sperimentato almeno uno stroke nei 6 anni di follow-up, nell’80% dei casi di tipo ischemico. La storia di ictus precedente è risultata il principale predittore indipendente di stroke di qualsiasi tipo, aumentando più di 3 volte il rischio rispetto alla popolazione generale. Altri predittori erano l’età >75 anni, la FA, il diabete mellito e la disfunzione renale. Durante il follow-up si sono verificati 719 ictus di qualsiasi eziologia, di cui quasi il 90% come primi eventi.

L’aggiunta di ezetimibe ha determinato una riduzione del rischio relativo di ictus totali del 17% e del 24% di ictus ischemici (hazard ratio [HR] 0,79; intervallo di confidenza al 95% [CI] 0,67-0,94), con un effetto particolarmente evidente nei pazienti storia di ictus precedente (HR 0,52; IC 95%, 0,31-0,86) rispetto ai pazienti al primo evento (HR 0,84; IC 95%, 0,70-1,01; P=0,078). Gli ictus emorragici erano infrequenti (0,6-0,8%) e non sono aumentati in maniera significativa con l’aggiunta di ezetimibe.

Bisogna considerare che la riduzione di LDL-C registrata con l’aggiunta di ezetimibe in questo studio (24%) è simile a quella osservata in altri studi a prescindere della dose (o dal tipo) di statina utilizzata; si può dunque ipotizzare che l’entità del beneficio generato dall’aggiunta di ezetimibe sia correlato alla riduzione assoluta di LDL-C (proporzionale al potenziamento della terapia con ezetimibe), piuttosto che al tipo di terapia ipolipemizzante.

Questi dati di efficacia e sicurezza supportano l’uso di una terapia intensiva ipolipemizzante con ezetimibe aggiunto a una statina, in particolare in una popolazione ad alto rischio per ottimizzare gli outcome cardiovascolari.

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Ivana Pariggiano
Ivana Pariggiano

Specialista in formazione , Cardiologia Seconda. Università degli Studi di Napoli, A.O. Dei Colli «Monaldi», Napoli.

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