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poeti, cattive compagnie

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«Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra…»

«Passeggiata, signor curato? In che senso passeggiata

«Ma Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende… vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca…»

«Orsù, se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliamo saperne di più… La grida parla chiaro, niente passeggiata, altro che bel bello! Fanno 400 euro».

 

«Solo e pensoso i più deserti campi
Vo mesurando a passi tardi e lenti…»

«Favorisca l’ultimo modello di autocertificazione aggiornata, prego.»

 

«Sovente in queste rive,
che, desolate, a bruno
veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
seggo la notte…»

«Ma che fa, signor Giacomo, esce la notte, di nascosto, come un ladro, a cercar ginestre… E con tutte quelle patologie pregresse, poi. Subito a casa, e di corsa! (no, di corsa no, che non si può…»)

 

«Spesso il male di vivere ho incontrato…»

«Se lo ha incontrato, signor Eugenio, è perché gironzolava senza permesso!»

«Ma no, è un incontro metaforico…»

«Niente passeggiate, nemmeno metaforiche… Il DPCM parla chiaro. Fanno 400 euro.»

 

«Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio…»

«Ehilà, in barca! E in tre per giunta! Questo è assembramento

«E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta…»

«E certo, pure le ragazze adesso… Fanno 400 euro. A testa.»

 

«La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole…»

«Ma quale campagna e campagna, signora donzelletta! Rose e viole non sono certo comprovate esigenze lavorative o beni di prima necessità…»

«Ma agente: il sabato, i preparativi per la festa, la felicità che fugge, l’attesa del domani che sarà inevitabilmente delusa, il passero solitario…»

«Fanno 400 euro. Concilia?»

 

«Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale…»

«Un milione? In che senso un milione

«Tutte avanti e indietro, agente. In prossimità della mia dimora abituale di residenza…»

 

«Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita…»

«Sì, ma quando è uscito di casa, dov’era precisamente diretto?»

«…»

«Fanno 400 euro»

 

«La vita fugge e non s’arresta un’ora»

«E come fugge, questa? Sarà mica un’altra di quelle corsette lontano da casa, vero?»

«…»

«Fanno 400 euro.»

 

«Considerate la vostra semenza:
Fatti non foste a viver come bruti
Ma per seguir virtute e canoscenza.»

«E dove le vorrebbe seguire queste due? Spero non oltre i confini comunali…»

 

«Ei fu. Siccome immobile…»

«Oh bravo! Immobile e chiuso a chiave. Complimenti, Bonaparte!» #iorestoacasa #fuveragloria

 

A togliere le passeggiate, le corsette, le piccole fughe fuori di casa, dovremo anche riscrivere tutta la storia della letteratura, dico io. Che è fatta per lo più di strade lontane e di selve selvagge e di vascelli incantati e di rose e di viole (e di polisindeti). E di un sacco gente che passeggia, a farci caso.

Davide Profumo
Davide Profumo
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