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le nostre fissazioni
23 Gennaio 2022

patologie del desiderio

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Perfino uno come me, che non ama le ricorrenze ed è istintivamente e superficialmente infastidito dalle celebrazioni di ogni sorta, ha contratto in queste settimane un piccolo ma acuto debito di gratitudine con la nascita di Gustave Flaubert, di cui poche settimane fa ricorreva il bicentenario, e le sue conseguenti e inevitabili celebrazioni letterarie.

Perché tale data, il 12 dicembre (ahimè nota per altri meno lieti eventi), mi ha consentito di ascoltare il racconto radiofonico dell’opera e della vita di Flaubert, che è stato magistralmente condotto da Gianluigi Simonetti per la trasmissione Pantheon, di Radio Tre (lo trovate qui, è il mio consiglio di oggi); e perché tale racconto è stato talmente intelligente e colto e di così ampio respiro che mi ha fatto tornare la voglia acutissima di rileggere il poco Flaubert che già conoscevo e di leggere anche tutto il Flaubert che mai avevo letto. Ma in particolare, è ovvio, la voglia di rileggere Madame Bovary (è il mio secondo consiglio di oggi).

Forse perché è, tra i romanzi di Flaubert, quello che avevo capito di meno. Forse perché lo avevo letto troppo giovane, forse perché non ho capito tantissimi dei libri che ho letto, forse perché non capisco mai i personaggi femminili, talmente tanto da non capire nemmeno che non li ho capiti, forse perché ascoltando la trasmissione di Simonetti ho colto delle suggestioni che non ricordavo presenti nel libro e mi hanno stupito. E naturalmente incuriosito.

E avrei anche finito con i consigli di oggi (un classico dell’Ottocento francese e la sua celebrazione radiofonica, insomma, dovrete scusarmi anche la scarsa originalità…) se non che mi è capitato, proprio in questi giorni, di leggere un sorprendente articolo che parla proprio della Emma Bovary di cui avevo capito così poco da giovane. E ne fa ovviamente una figura letteraria del desiderio (delle patologie del desiderio, in verità; che io credo possano interessarvi, visto che, in quanto medici, è di patologie che in larga misura vi occupate), ma anche una possibile figura allegorica dei nostri desideri in tempi di pandemia e tecnologia. Forse esagerando un po’, sicuramente forzando un po’ la mano: eppure, di nuovo, cogliendo qualcosa di vero e di esatto che a me era sfuggito (tutte queste cose che mi sfuggono…).

L’articolo (lo trovate qui) è il mio terzo, e ultimo, consiglio di oggi. Lo hanno scritto Carolina Bandinelli e Giorgia Tolfo, le quali hanno deciso di partire da questa domanda:

Se interpretiamo i media (dai romanzi alle dating app) come estensione della capacità desiderante del soggetto, non è forse possibile vedere un rapporto diretto (di analogie e discontinuità) tra bovarismo e desiderio digitale? Se Emma avesse avuto Tinder, o meglio ancora Bumble? Avrebbe fantasticato nella stessa maniera? L’algoritmo le avrebbe fatto trovare il Visconte, o Leon? Oppure si sarebbe stancata prima, esausta e nauseata dalla riproduzione algoritmica di speranza e rifiuto?

E poi hanno proseguito su questa strada, scivolosissima eppure feconda, secondo me, anche per spunti interpretativi. Per esempio quando hanno scritto così:

La fantasia di Emma inquadra la realtà, e la distorce. In questo non possiamo che sentirci prossime alla sua disperata ermeneutica, perché non è possibile vivere fuori dal linguaggio e dall’immaginario, non possiamo accontentarci di lasciare le cose là dove sono, bisogna sempre farsene qualcosa, appropriarsene, interpretare, prevedere, dire la nostra e sperare che il mondo ci dia ragione. Il “mondo”, le “cose”, gli “altri”, a volte ci offrono segni così malleabili che è facile pensare di avere ragione: li impastiamo nelle nostre fantasie come torte pronte da infornare, siamo demiurghe.  Ma all’assaggio rimaniamo disgustate: la realtà è “cruda”, “amara”. A volte immangiabile, avvelenata. È allora che si scopre di aver avuto torto, e si sente il dolore sordo dello schianto. Siamo stupide: ci abbiamo “sbattuto la testa”. Emma, alla fine, la testa contro questo mondo ce la sbatte. Sbatte tutto il corpo contro la superficie rigida di una realtà che resiste il suo tentativo, lirico e idiota, di elevarla ai ranghi dell’immaginazione.

Ma non vi anticipo troppo, perché il resto del post è interessante e sorprendente. E mette a fuoco un personaggio femminile che è tra i più belli della letteratura occidentale. Tanto bello da farmi tornare alla mente, immediatamente, Francesca da Rimini. Ma forse di nuovo esagero e forse davvero non capisco i personaggi femminili. E probabilmente, se mi incontrasse, il desiderio di Emma non mi vedrebbe, mi scavalcherebbe alla ricerca di qualcosa di altro. Più in là, sempre un po’ più in là.

Davide Profumo
Davide Profumo
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