Panchinari

Partita questa estate l’iniziativa delle panchine letterarie è diventata un successo contagiando artisti e gente comune. L’iniziativa è nata dal National Literary Trust che si occupa di alzare i tassi di lettori in Inghilterra. Così per invogliare soprattutto i giovani a prendere in mano un libro, l’associazione, supportata da Kate Middleton, ha deciso di permettere agli artisti di dipingere le panchine ispirandosi ai libri più amati. Il successo è stato travolgente e oggi 7 ottobre le panchine vengono messe all’asta per raccogliere fondi a favore del Trust perché possa inaugurare nuovi progetti legati alla lettura. Prima di ripartire con un nuova serie di panchine letterarie.

Io non so se in verità mi piace davvero questa roba delle panchine letterarie che hanno inventato a Londra e che sta avendo grande successo (ma davvero fa leggere più libri alle persone? e quali libri? libri belli o libri brutti? perché c’è ancora la possibilità di distinguere, vero? tra libri belli e libri brutti, intendo. Ed è meglio, per esempio, leggere un libro brutto o non leggere niente o vedere una bella partita di calcio, che so io?). Ecco, davvero io non riesco a decidermi (non ci riesco da decenni, per cui sono sicuro ormai che non ci riuscirò nemmeno in futuro, mai) se queste idee, tipo le panchine letterarie, siano belle o meno e soprattutto se facciano o meno un favore alla letteratura e alla cultura (che sono cose ben diverse dai libri, ahimè).

Però ho trovato il post di Giovanna Iorio sulle panchine davvero bello; e ho trovato che sia un post che davvero parla di letteratura. E quindi su questo non ho dubbi: che mi pare di potervelo serenamente consigliare, senza incertezze. O meglio: con la certezza che tra un bel post e un libro brutto io so sempre cosa scegliere. Inizia così:

Da qualche giorno non faccio che pensare alle panchine. Di legno, di ferro, di pietra, le panchine se ne stanno accanto a noi: nei parchi, sui marciapiedi, sotto la pioggia, al sole, coperte di neve. Loris Pattuelli le ha definite l’ultimo simbolo di qualcosa che non si compra. Nel blog Alfonsine Mon Amour afferma che bisognerebbe scrivere la storia delle panchine e un libro sull’argomento ci sarebbe, quello di Beppe Sebaste, Panchine – come uscire dal mondo senza uscirne (Contromano, 2008). Lo scrittore meravigliosamente dice: «La letteratura è piena di panchine perché parla della vita della gente – e la gente, sopra ogni cosa, aspetta, e aspettando gira a zonzo e si siede dove capita. Poi parla di panchine perché quelli che scrivono, oltre ad aspettare e guardare anche più degli altri, hanno spesso una vita di frontiera, senza appartenenza.»

Davide P.
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