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omaggio al posto sbagliato

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Mi son messo al computer, oggi, con le migliori intenzioni possibili: le quali, naturalmente, erano quelle di offrivi un ventaglio interessante e commosso dei pezzi di cordoglio e di ricordo dedicati a Ettore Scola, che è morto ieri sera e che ci ha lasciato alcuni grandissimi film. Poi però, non so perché mi succeda sempre, mi sono stancato: e la raccolta dei coccodrilli su Scola mi è sembrata così inutile, così poco significativa, così scontata. Per cui, scusatemi, mi dispiace, ma anche questa volta, niente. Nessun ricordo, nessuna commemorazione, un altro caso di mio colpevole e trascurabilissimo silenzio sul fatto culturale del giorno (faccio soltanto un’eccezione, perché dice un po’ le cose che ho pensato io in queste ore, tra un impegno superfluo e l’altro: e non saranno magari le più intelligenti e commoventi da pensare, queste cose, però mi piacciono e il blogger le ha scritte bene, secondo me).

 

E invece, come se c’entrasse qualcosa e avesse chissà quale attinenza con il giorno che è oggi, il 20 gennaio del 2019 (ma non c’entra niente e non ha nessuna attinenza), vi propongo una città: e un post che parla di quella città e una canzone (bella) che la descrive e un film (bruttino) che la tiene sullo sfondo e un libro che la racconta e un altro libro ancora più bello che potrebbe pure funzionarvi da piccola guida turistica, se voi voleste; e infine, naturlamente, una poesia.

 

La città è Genova. Bella soprattutto ora, d’inverno, quando i venti freddi le regalano un’aria di città tersa e trasparente di fronte al Mediterraneo.

 

Il post è questo, ha un gran bel titolo e comincia così:

 

I genovesi si riconoscono facilmente poiché hanno paura dell’acqua. Non dico del mare, ché sarebbe riduttivo, dico proprio dell’acqua – dell’acqua nel mare e dell’acqua nel bicchiere. Si riconoscono subito, insomma. Hanno paura anche del mare, sia chiaro, e infatti hanno provato a chiuderlo al Museo del Mare, ma l’acqua è molto più grande del mare sicché i genovesi si sono costruiti anche un Acquario. Poi l’acqua cola da tutti i lati e si ingolfa, si sa, è naturale. Non bastava già il primo Molo del porto medievale a contenerla. E infatti, sul ciglio della baia, i genovesi avevano già costruito il Mandraccio, che poi significa recinto, ma i fortunati fra i genovesi che avevano un gruzzolo tiravano giù sul pelo dell’acqua i pontili e le calate, che poi sono quasi come i pontili ma coprono il mare che è pieno d’acqua. Anche l’aeroporto di Genova copre il mare e, infatti, è una pista d’atterraggio versata lì, sul pelo della costa, che i velivoli quasi ci scivolano sopra e cascano giù come è accaduto nel 1999, che il mare si inghiottì un aereo e insomma i genovesi facevano quasi bene ad aver paura.

 

La canzone la trovate qui e l’ha scritta proprio un genovese.

 

Il film è questo, si intitola proprio Genova ma non è molto bello. Però c’è Genova.

 

Il primo libro è quello di Antonio Tabucchi, che a me personalmente stava antipatico però è stato lui che mi ha fatto capire che il Portogallo è un po’ una Liguria d’Europa e la Liguria un Portogallo del Norditalia, e che in qualche modo Genova e Lisbona sono città cugine, belle come soltanto certe città di luce e di mare riescono a esserlo.

 

Il secondo libro, che io amo tantissimo, si intitola invece Genova che scende e che sale, assomiglia un po’ alla canzone citata sopra, contiene bellissime fotografie di una città che è addirittura difficile da immaginare e da riconoscere, e nella quarta di copertina riporta questa frase, che a me è sempre molto piaciuta:

 

Camminare in discesa, al di fuori dei percorsi quotidiani, spalle ai monti e viso al mare, mentre il sole sta calando sulla città.

 

E infine, naturalmente, la poesia (Giorgio Caproni, Litania), lunga lunga, letta bene qui (e scritta qui, se non siete pigri):

 

Genova mia città intera.

Geranio. Polveriera.

Genova di ferro e aria,

mia lavagna, arenaria.

 

Genova città pulita.

Brezza e luce in salita.

Genova verticale,

vertigine, aria scale.

 

Genova nera e bianca.

Cacumine. Distanza.

Genova dove non vivo,

mio nome, sostantivo.

 

Genova mio rimario.

Puerizia. Sillabario.

Genova mia tradita,

rimorso di tutta la vita.

 

Genova in comitiva.

Giubilo. Anima viva.

Genova in solitudine,

straducole, ebrietudine.

 

Genova di limone.

Di specchio. Di cannone.

Genova da intravedere,

mattoni, ghiaia, scogliere.

 

Genova grigia e celeste.

Ragazze. Bottiglie. Ceste.

Genova di tufo e sole,

rincorse, sassaiole […]

Davide Profumo
Davide Profumo
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