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Obesità addominale e infiammazione

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Obesità addominale e infiammazione
Paolo Calabrò
Dipartimento di Scienze Cardio-Toraciche e Respiratorie
Seconda Università di Napoli – UOC Cardiologia – A.O. Monaldi Napoli

 

L’obesità addominale costituisce uno dei principali problemi di salute pubblica degli ultimi decenni; essa si associa all’aumentata incidenza di molte patologie, tra cui ipertensione, dislipidemia, insulino-resistenza, diabete ed aterosclerosi, oltre a predisporre a numerose malattie indipendenti dal quadro della cosiddetta Sindrome Metabolica, quali asma, cancro del seno e steatosi epatica non alcool-correlata. L’obesità si associa ad uno stato di infiammazione generalizzata ed alla disfunzione endoteliale; gli adipociti e le altre cellule presenti nel tessuto adiposo sono in grado di liberare numerosi fattori vaso-attivi che determinano uno stato di morbosità cardiovascolare. Queste sostanze, che esercitano significativi effetti sul sistema immune, sono chiamate adipocitochine in virtù della loro derivazione dal tessuto adiposo.

Il tessuto adiposo, non più quindi semplice sito di deposito, partecipa attivamente alle attività metaboliche dell’organismo determinando la produzione di sostanze che agiscono favorendo o deprimendo il processo aterosclerotico. L’adiponectina ad esempio, proteina organo-specifica, che rinviene i propri recettori nel muscolo e nel fegato, esplica diversi effetti benefici: anti-infiammatorio, anti-diabetico e vaso protettivo anti-aterogeno. I livelli plasmatici di adiponectina correlano inversamente con lo stato infiammatorio (misurato mediante elevati livelli di proteina C reattiva), con le patologie cardiovascolari e l’insulino-resistenza.
Altra importante adipocitochina, di più recente scoperta, è la resistina che invece promuove la disfunzione endoteliale e tutte le tappe che portano alla manifestazione clinica della patologia aterosclerotica. Infatti tale citochina promuove l’espressione di molecole d’adesione sulla superficie delle cellule endoteliali di arteria coronaria umana e stimola la sintesi di citochine pro-infiammatorie come IL-6, IL 1 e TNF-α. Inoltre, e’ in grado di indurre l’espressione del fattore tissutale da parte sempre delle cellule endoteliali umane; per tali motivi, oltre a rappresentare un marker dell’infiammazione, puo’ essere considerata una molecola effettrice in grado di indurre un fenotipo protrombotico in cellule normalmente presenti nella parete vasale. Anche, la ben più nota, proteina C reattiva (PCR), marker e predittore di eventi cardiovascolari, sembra correlata all’obesità addominale.
Da un punto di vista epidemiologico, e’ interessante notare come i livelli sierici di adipocitochine correlano con la gravita’ della patologia coronarica, con il grado di calcificazione del vaso coronarico e con la malattia coronarica multivasale, costituendo pertanto nuovi fattori di rischio cardiovascolare. In particolare, l’obesita’ con i livelli plasmatci di questi marcatori possono essere considerati fattori di rischio modificabili, in quanto possono essere controllati attraverso una dieta bilanciata e un’attività fisica costante che conducano al dimagrimento ma soprattutto alla perdità del grasso addominale. I nostri recenti dati sul training post PCI indicano che in pazienti sottoposti ad angioplastica per coronaropatia stabile ed instabile, gli effetti benefici della riabilitazione si evidenziano anche sul profilo infiammatorio delle adipochine, con un incremento della Adiponectina ed una riduzione della Resistina e della PCR. Questi risultati confermano l’importanza dell’esercizio fisico in pazienti affetti da cardiopatia ischemica, ma anche nella popolazione generale come prevenzione e miglioramento della qualità di vita.
E’ importante infine sottolineare che bisognerebbe estendere tali direttive anche ai più giovani, i quali sempre più spesso sono in sovrappeso ed ipertesi. Oggi e’ infatti chiaro come le anomalie cardiovascolari collegate all’obesita’ ed all’ipertensione iniziano ad essere presenti gia’ in eta’ pediatrica.

Bibliografia
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