Nutrizione e prevenzione delle malattie cardiovascolari: quale ruolo per uno score di aderenza alla dieta mediterranea?
Rosanna Abbate, Francesco Sofi
Dipartimento di Area Critica Medico-Chirurgica, SOD Malattie Aterotrombotiche, Università degli Studi di Firenze

 

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’86% dei decessi, il 77% della perdita di anni di vita in buona salute e il 75% delle spese sanitarie in Europa e in Italia sono causati da patologie (malattie cardiovascolari, tumori, diabete mellito, malattie respiratorie croniche, problemi di salute mentale e disturbi muscoloscheletrici) che hanno in comune fattori di rischio modificabili, quali il fumo di tabacco, l’obesità e sovrappeso, l’abuso di alcol, lo scarso consumo di frutta e verdura, la sedentarietà, l’eccesso di grassi nel sangue e l’ipertensione arteriosa.

Tra questi fattori di rischio, notevole importanza negli ultimi anni hanno riscontrato quelli maggiormente legati a scorretti stili di vita, quali in particolare le abitudini alimentari e la scarsa attività fisica.
Nel corso degli ultimi anni le numerose evidenze di fattori addizionali alla base della relazione esistente fra nutrizione e malattie croniche invalidanti hanno portato gli studiosi a ricercare il modello di alimentazione più idoneo al mantenimento di un buono stato di salute. E’ ben noto, infatti, come l’alimentazione sia in grado di modificare sostanzialmente il profilo di rischio di un soggetto in prevenzione primaria e/o secondaria. Diversi modelli di dieta si sono imposti all’attenzione pubblica, ma quella che ha ottenuto più interesse è sicuramente la dieta Mediterranea.
Il concetto di dieta Mediterranea risale agli anni ’60, quando Ancel Keys coniò questo termine in seguito ai risultati dello Studio delle Sette Nazioni che dimostrarono che le popolazioni (Italia e Grecia) che si affacciavano nel bacino del Mediterraneo presentavano una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari e tumorali in confronto con le altre popolazioni.
Quando si parla di dieta Mediterranea si focalizza la nostra attenzione alle abitudini alimentari delle popolazioni residenti nei paesi che si affacciano nel bacino del “mare nostrum”. All’interno dei cosiddetti paesi del Mediterraneo, però, vi sono enormi e sostanziali differenze sia nel termine di stili di vita, che di abitudini e di cultura. Per cui è facile supporre che la dieta e le abitudini alimentari di queste popolazioni non siano del tutto riconducibili ad una sola definizione. La dieta Mediterranea, nella sua formulazione originaria, tratta per l’appunto di ciò che Ancel Keys identificò nei rilievi che hanno anticipato l’inizio del prestigioso studio delle Sette Nazioni, e che si può identificare come il regime alimentare presente negli anni dello studio sopraccitato nel Sud Italia. Questo regime alimentare era caratterizzato dall’assunzione di elevate quantità di alimenti di origine vegetale, di legumi, frutta, cereali (pane, pasta) con l’olio di oliva come principale fonte di grassi, e da una bassa assunzione di carne, soprattutto quella rossa. Queste stesse abitudini alimentari mediterranee prevedevano inoltre un introito da moderato ad alto di pesce, un’assunzione da bassa a moderata di formaggi e un consumo regolare ma moderato di alcol, soprattutto vino rosso durante i pasti.

Ma quali sono le basi scientifiche della salubrità della dieta Mediterranea?

Per quanto riguarda gli alimenti cui la dieta Mediterranea è notevolmente ricca, bisogna rilevare da diversi anni il notevole numero di evidenze scientifiche a favore dell’assunzione di frutta e verdura nei riguardi delle malattie cardiovascolari e neoplastiche. Recentemente questo dato ha trovato conferma in uno studio che ha mostrato una riduzione del rischio cardiovascolare del 72% nei soggetti che consumavano almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno rispetto a coloro che ne consumavano 1, e del 70% nei soggetti che ne consumavano 3 rispetto a coloro che non ne consumavano affatto. Nello stesso studio si evidenziava come vi fosse una riduzione del rischio cardiovascolare del 10% in seguito all’incremento di almeno una porzione di frutta e verdura.

L’elemento cardine dello schema alimentare Mediterraneo rimane in ogni modo l’olio di oliva, come unica fonte di grassi. L’olio di oliva è composto principalmente da acidi grassi monoinsaturi (soprattutto l’acido oleico) e da una certa percentuale di acidi grassi poliinsaturi, come lo stearico ed il palmitico. Questi acidi svolgono un’azione benefica sull’assetto lipidico riducendo il colesterolo LDL e aumentando, anche se lievemente, il colesterolo HDL. L’olio d’oliva contiene inoltre sostanze ad azione antiossidante, come i composti polifenolici che, aumentando le concentrazioni di ossido nitrico, facilitano la vasodilatazione con conseguente riduzione della pressione arteriosa. Lo studio EPIC ha, infatti, recentemente confermato che l’uso dell’olio di oliva è associato in modo statisticamente significativo con la riduzione della pressione sistolica e diastolica.
Inoltre, è di recente acquisizione la disposizione della Food and Drug Administration, l’ente regolatore Americano per i farmaci e i nutrienti, il quale ha disposto di apporre su ogni confezione di olio d’oliva la dicitura “Fa bene alla salute”.

Il pesce è presente in una moderata quantità nello schema alimentare tipico delle aree mediterranee. Gli effetti cardioprotettivi del pesce sono dovuti agli acidi grassi omega-3 in esso contenuti. Questi grassi riducono il rischio di cardiopatia ischemica prevenendo le aritmie cardiache, abbassando i livelli dei trigliceridi plasmatici e riducendo la tendenza all’aggregazione piastrinica. Studi recenti hanno mostrato che 2 o più porzioni di pesce consumate nella settimana sono associate con un abbassamento del 30% del rischio di cardiopatia ischemica.

Ma naturalmente non si mangiano alimenti singoli…e la dieta è anche interazioni di diversi alimenti per formare un unico profilo alimentare!

Ed è proprio questo il cambiamento a cui si è potuto assistere negli ultimi anni da parte dei ricercatori della materia nei confronti di questo argomento.
Nel corso degli ultimi anni, infatti, l’interesse della ricerca in campo nutrizionale si è indirizzato, più che verso lo studio dei singoli alimenti o gruppo di alimenti che fanno parte della dieta Mediterranea, verso lo studio in toto del profilo dietetico. In questo, notevole interesse ha suscitato l’identificazione di uno strumento statistico che ha permesso di calcolare attraverso un semplice punteggio numerico l’aderenza di una specifica popolazione alla dieta Mediterranea. E’ stato dimostrato, infatti, come una stretta aderenza al profilo dietetico Mediterranea sia correlato ad una minore incidenza di mortalità.
Nel 2003 Trichopoulou e coll., in uno studio pubblicato su New England Journal of Medicine, allo scopo di trovare uno strumento utile a definire il grado di aderenza ad uno specifico profilo alimentare, hanno stabilito un punteggio di aderenza che prendeva in considerazione le principali variabili dietetiche, suddivisi in gruppi alimentari, tipiche delle caratteristiche alimentari della dieta Mediterranea. Questo punteggio di aderenza prendeva in considerazione i gruppi alimentari tipicamente presenti nella dieta Mediterranea (pane, pasta, frutta, verdura, pesce, legumi, vino rosso in moderazione, olio di oliva), dando un punteggio positivo alle persone che consumavano questi alimenti in misura maggiore della media della popolazione. Un punteggio di 0 rappresentava quindi una bassa aderenza alla dieta tipicamente Mediterranea, mentre un punteggio di 9 rappresentava una massima aderenza al profilo dietetico Mediterraneo.
Da tale analisi è stato possibile documentare su una popolazione di oltre 22,000 soggetti Greci seguiti per oltre 4 anni all’interno dello studio EPIC, un ampio studio prospettico effettuato su diverse popolazioni Europee, che il rischio di mortalità era inversamente correlato al grado di aderenza alla dieta Mediterranea valutato attraverso l’elaborazione di questo punteggio. E’ stato infatti, possible osservare che un incremento di 2 punti in tale punteggio era associato in modo significativo ad una riduzione del 25% della mortalità globale, della mortalità per cause cardiovascolari e dalla mortalità per neoplasie in maniera del tutto indipendente dai diversi e più importati fattori di rischio.
Recentissimamente, allo scopo di effettuare una rassegna della letteratura sull’argomento abbiamo effetuato una revisione sistematica attraverso la metodica di meta-analisi degli studi epidemiologici prospettici che hanno valutato l’aderenza alla dieta Mediterranea attraverso un punteggio numerico e lo stato di salute. La ricerca bibliografica effettata nelle diverse banche dati elettroniche (PubMed, Embase, Cochrane) ha permesso di evidenziare oltre 60 studi di letteratura che avevano come obiettivo primario o secondario lo studio della dieta Mediterranea. Attraverso un processo di selezione incentrato ad evidenziare gli studi più robusti dal punto di vista epidemiologico, sono stati inseriti nell’analisi finale 12 studi di popolazione (6 su popolazioni Mediterranee, 5 su popolazioni Nord Americane, 1 su una popolazione Australiana) che globalmente avevano studiato circa 1 milione e mezzo di persone per un periodo di follow up che andava da 3 ai 18 anni.
Gli eventi clinici che sono stati presi in considerazione in questo studio sono stati mortalità totale per ogni causa, mortalità o incidenza per malattie cardiovascolari e tumorali, nonché incidenza di malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e la sindrome di Parkinson.
Dall’analisi globale degli studi selezionati è stato possibile evidenziare che un aumento di 2 punti del punteggio di aderenza alla dieta Mediterranea determinava una riduzione del 9% della mortalità totale (HR 0,91; IC95% 0,89-0,94; p<0,0001), del 9% della mortalità e/o incidenza di malattie cardiovascolari (HR 0,91; IC95% 0,87-0,95; p<0,0001), del 6% di incidenza e/o mortalità per malattie tumorali (HR 0,94; IC95% 0,92-0,96; p<0,0001) e del 13% di incidenza di morbo di Alzheimer e sindrome di Parkinson (HR 0,87; IC95% 0,80-0,96; p<0,0001).
Questa è la prima meta-analisi presente in letteratura che ha preso in considerazione la possibile associazione tra aderenza alla dieta Mediterranea calcolata attraverso uno specifico punteggio ed eventi clinici maggiori come mortalità e incidenza di patologie cronico-degenerative.
Incrementare la qualità della nostra dieta, ritornando alle abitudini tipiche Mediterranee pertanto, è in grado di aumentare sensibilmente la durata e la qualità della nostra vita!

Bibliografia
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