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Nuovo approccio per la prevenzione primaria cardiovascolare: i risultati del HOPE-3 trial

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A cura di Ivana Pariggiano

Il colesterolo e la pressione sanguigna (BP) sono due dei principali fattori di rischio cardiovascolare, e possono essere efficacemente controllati con un approccio farmacologico che prevede l’uso di statine e la varietà di farmaci antiipertensivi, riducendo i principali eventi cardiovascolari (CV) del 20-30% entro 5 anni in soggetti ad alto rischio. Tuttavia, ci sono dati limitati in popolazioni a basso rischio.

L’Heart Outcomes Prevention Evaluation-3 (HOPE-3) è un ampio trial che ha valutato gli effetti a lungo termine delle terapie con statine in pazienti a rischio intermedio, in assenza di patologia cardiovascolare, i cui risultati sono stati recentemente discussi all’American College of Cardiology e pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Lo studio, randomizzato e in doppio cieco, ha coinvolto oltre 220 centri in 21 paesi differenti, ha arruolato un totale di 12.705 persone. Il disegno prevedeva la valutazione della riduzione del colesterolo con la somministrazione di rosuvastatina alla dose di 10 mg al giorno, e il controllo della pressione arteriosa attraverso la somministrazione di candesartan alla dose di 16 mg al giorno in aggiunta di idroclorotiazide alla dose di 12,5 mg (disegno 2 × 2 fattoriale), e la combinazione di entrambi tra persone che non avevano avuto malattie cardiovascolari e che erano a rischio intermedio, per un periodo di osservazione di 5,8 anni. Erano infatti elegibili uomini di età >55 anni e donne di età >65 anni, che avevano almeno uno dei seguenti fattori: elevato rapporto vita fianchi, storia di bassi livelli di HDL, tabagismo, alterata glicemia a digiuno, storia familiare di coronaropatia in età precoce, disfunzione renale moderata, senza malattia cardiovascolare, e senza alcuna chiara indicazione o controindicazione ai farmaci in studio. L’end-point primario dello studio è rappresentato dal composito di morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale (MI), e ictus non fatale e il composito di morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, arresto cardiaco resuscitato, insufficienza cardiaca e rivascolarizzazione arteriosa.

I partecipanti idonei sono entrati in una fase in singolo cieco di run-in, durante il quale hanno ricevuto trattamenti attivi (sia per riduzione della pressione arteriosa che per l’abbassamento del colesterolo) per 4 settimane. I partecipanti che hanno aderito al regime assegnato, e che non hanno sperimentato eventi avversi, sono stati poi randomizzati a ricevere una combinazione fissa di candesartan alla dose di 16 mg al giorno e idroclorotiazide a una dose di 12,5 mg al giorno o placebo; e di rosuvastatina al dosaggio di 10 mg al giorno o placebo.

Le visite di follow-up si sono verificate 6 settimane e 6 mesi dopo la randomizzazione e ogni 6 mesi. La pressione sanguigna è stata registrata a ogni visita durante il primo anno e successivamente ogni anno. I livelli di lipidi sono stati misurati al basale in tutti i partecipanti e a 1 anno, 3 anni, e alla fine del trial.

Il primo end-point co-primario si è verificato in 235 partecipanti (3,7%) nel gruppo rosuvastatina e in 304 partecipanti (4,8%) nel gruppo placebo (hazard ratio, 0,76; 95% intervallo di confidenza [CI] 0,64 a 0,91; p=0,002;). Il secondo end-point co-primario si è verificato in 277 partecipanti (4,4%) nel gruppo rosuvastatina e in 363 partecipanti (5,7%) nel gruppo placebo (hazard ratio, 0,75; 95% CI 0,64-0,88; p<0,001).

In un’analisi post hoc, il numero totale di eventi del secondo end-point co-primario era sostanzialmente inferiore nel gruppo rosuvastatina rispetto al gruppo placebo (353 vs 473; differenza, 120; hazard ratio, 0.75; 95% CI 0,64-0,89; P=0,001). End point secondari si sono verificati in 306 partecipanti (4,8%) nel gruppo rosuvastatina e in 393 partecipanti (6,2%) nel gruppo placebo (hazard ratio, 0,77; 95% CI 0,66-0,89; p<0,001). Meno ictus ischemici nel gruppo rosuvastatina rispetto al gruppo placebo (41 vs 77), ma leggermente più ictus emorragici avvenuti (11 vs 8), e lo stesso numero di casi di emorragia subaracnoidea verificati in entrambi i gruppi. Un numero significativamente minore di infarti del miocardio e rivascolarizzazione coronarica si è verificato nel gruppo rosuvastatina rispetto al gruppo placebo. La morte per cause cardiovascolari si è verificato in 154 partecipanti (2,4%) nel gruppo rosuvastatina e in 171 (2,7%) nel gruppo placebo, e la morte per cause non cardiovascolari si è verificato in 180 partecipanti (2,8%) nel gruppo rosuvastatina e in 186 (2,9%) nel gruppo placebo. Il numero totale di morti è stato 334 nel gruppo rosuvastatina e 357 nel gruppo placebo.

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In sintesi, il trial HOPE-3 ha dimostrato una significativa riduzione del rischio di eventi cardiovascolari con l’uso di basse dosi di rosuvastatina in una popolazione eterogenea di persone.

I risultati di HOPE-3, e quelli di altri trial, forniscono collettivamente ampie evidenze scientifiche del beneficio clinico dell’uso di statine su un ampio gruppo di persone, che si confermano farmaci efficaci e sicuri nella riduzione degli eventi cardiovascolari, supportando le attuali linee guida che raccomandano l’uso di statine in base al profilo di rischio individuale.

Sulla base di questi trial si raccomanda un più ampio uso di tali farmaci, sia per la prevenzione primaria e secondaria.

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Ivana Pariggiano
Ivana Pariggiano
Specialista in formazione , Cardiologia Seconda. Università degli Studi di Napoli, A.O. Dei Colli «Monaldi», Napoli.

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