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nostre ombre

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Avrei voluto consigliarvi un libro, questa mattina. Lo avrei fatto con voce sommessa, perché ci sono argomenti su cui è meglio non esser perentori, per cui è meglio lasciare spazio alle possibili obiezioni, sapere che esse esistono e hanno un loro solido fondamento. Però, senza dubbio, ve lo avrei consigliato lo stesso: perché l’ho letto e apprezzato l’anno scorso e perché mi è sembrato di avere trovato le parole giuste per descriverlo in questi giorni. Qui, per esempio:

 

Sociologi e scrittori sono ben consapevoli del fatto che tutti viviamo nelle parole e nel discorso. E che infine la parola – secondo Saramago la «suprema creatrice di incertezze» – è l’unico strumento di cui essi dispongono per descrivere, interpretare e trasformare la realtà. Motivo per cui essa va preservata in tutti i modi dall’odierno deperimento del linguaggio, dalla sua ipersemplificazione e banalizzazione; tutte operazioni condotte allo scopo di ridurre quest’ultimo a mero strumento della «mercatizzazione» della società e della vita privata. Questo libro ci indica alcuni contravveleni.

 

Poi però ho deciso che era meglio dire altro, che era giusto non farsi sfuggire l’occasione per raccontare come le nostre città (e anche quella in cui vivo io, tra l’altro) stanno cambiando, rapidamente, trasformandosi in cartoline tridimensionali, perdendo anima e persone (immagino che siano la stessa cosa…), vendendo se stesse o almeno l’involucro di se stesse, perché altro rischia di non rimanere. E allora ho trovato altre parole, queste, su cui avrei voluto che la vostra attenzione mi concedesse i consueti pochi minuti di benevolenza:

 

Chi non viene comprato è costretto ad adattarsi ai gusti e ai prezzi e alle normative europee. Le prime vittime della Basilicata sono state le librerie. “Fino a tre anni fa questa era una città di materani che accoglieva qualche turista; adesso è una città di turisti che, con fastidio, fa spazio a qualche materano,” diceva un libraio Mondadori intervistato, costretto a chiudere per il rincaro degli affitti, che ha riaperto questa primavera in un’altra location con l’insegna “bookstore”. In quella vecchia ha aperto un negozio Yamamay.

 

Ma alla fine, invece, ho incontrato dei versi (che avevo dimenticati, come spesso mi accade, troppo spesso, dice qualcuno). Li ho incontrati e ho pensato che questi versi valevano, come al solito, più di ogni descrizione, più di qualsiasi allarme, più di tutti i ragionamenti, come sempre i versi quando sono belli. I versi sono di Yeats, la breve ma nitida presentazione che li introduce (qui) è di Roberto Mussapi, così come la loro traduzione, la lettura sarà la vostra, se accetterete anche stamattina il mio consiglio, per cui è nella poesia che si nasconde il segreto che non abbiamo mai saputo, ancora non sappiamo, che non sapremo:

 

Se tu, che sei invecchiata,
dovessi morire per prima,
né la catalpa né il tiglio profumato
udrebbero i passi di me vivo,
né calpesterei il suolo dove abbiamo creato
qualcosa che spezzerà i denti del Tempo.
Facciano i loro giochetti, come gli pare
i nuovi volti, nell’antica stanza:
la notte può sopravanzare il giorno, le nostre ombre
vagare ancora sulla ghiaia del giardino:
i vivi sembreranno più ombre delle nostre ombre.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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