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Non ti ricordar di me

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La memoria deforma, la memoria schiaccia, la memoria condanna, la memoria annichilisce e racconta menzogne. La memoria è sempre letteratura e spesso, viceversa, la letteratura non è altro che una possibile forma della nostra memoria. Un giorno, con pazienza, mi metterò qui alla tastiera e proverò a declinare sobriamente ed efficacemente (proverò…) un breve discorso letterario sulla memoria (che dovrà, necessariamente, partire da Montale). Per oggi, però, mi limito a sottolineare che la notizia più importante della settimana è stata, secondo me, quella per cui abbiamo ottenuto da una sentenza europea (ma non sappiamo ancora in che modo) il diritto a essere dimenticati dalla rete, quando non ci saremo più. E, non so perché, non me lo chiedete, ma mi pare in questi anni che l’oblio sia un pezzo di felicità a cui è impossibile rinunciare.

E a proposito di questa notizia, ho trovato interessante (e istruttiva assai) l’intervista al filosofo Luciano Floridi pubblicata oggi (in rete) su Wired: istruttiva perché significa che dei filosofi abbiamo ancora molto bisogno, e interessante perché dice (a proposito di Google, dell’oblio e della società dell’informazione) cose come questa:

  • Quello che andrebbe messo più a fuoco è il ‘what for’: a che scopo? Tutto questo per quale progetto? Di quale società parliamo? Quale progetto umano stiamo costruendo? O la pensiamo così, o sono tatticismi che non risolvono niente. La sentenza di per sé non risolve nulla, da questo punto di vista. Questa mossa di Google invece mi lascia fiducioso che sia un primo passo per fare sul serio, e il coinvolgimento di un filosofo mi fa ben sperare. Dobbiamo ripensare i fondamenti etico-legali della società dell’informazione.
Davide Profumo
Davide Profumo
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