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non possiamo che perderci

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Ho recentemente scoperto, grazie a un amico lettore e scrittore (così più bravo di me, sia a scrivere sia a leggere) (e per questo non ne faccio il nome, per rancorosa invidia…), di amare i romanzi di Domenico Starnone.

[E immediatamente mi sono dovuto fare la domanda: Come mai, come è possibile?

Cioè, come mai non l’ho “scoperto” prima (con questo verbo, “scoprire”, così poco appropriato per un romanziere che tutti conoscono…?) Come è possibile che uno scrittore così noto fosse per me soltanto un nome, che ascoltavo infastidito, scrollando un po’ le spalle, di cui dicevo «Non mi piace» e non avevo letto quasi nulla? E poi mi è venuta in mente anche la risposta, a questo «Come mai?». Perché a metà degli anni Novanta, mentre iniziavo a insegnare nei licei, avevo letto i suoi libri sulla scuola; e in fondo li avevo detestati. Intendiamoci, ne parlavo bene, mi ci divertivo, li citavo anche, li consigliavo pure ai miei amici: ma erano cinici, però, lo sentivo; e io ero un giovane insegnante entusiasta… E non li sopportai e non ne sopportai il cinismo mascherato da leggerezza e non sopportai nemmeno Starnone, senza confessarmelo. E siccome abbiamo il privilegio di detestare a lungo e da lontano, e di mentire a noi stessi a piacimento, l’ho detestato per più di vent’anni, senza leggerlo, senza nemmeno sapere di farlo].

Ma insomma, grazie a questo amico così più bravo di me a leggere e a scrivere, ho recentemente scoperto che mi piacciono moltissimo i romanzi di Starnone. Ho letto Lacci, per esempio: bellissimo. E poi ho letto Scherzetto: preciso e tagliente. E ora sto leggendo Autobiografia erotica di Aristide Gambìa: fluviale ed entusiasmante. E mi è quindi sembrato necessario condividere qui questa mia recente passione (è questo che mi chiedete…); in nome della quale, visto che oggi è domenica, molte librerie sono chiuse (lo spero per i librai) e a molti di voi non verrà tantissima voglia di fare una passeggiata in centro (fa freddo, ci sono le pm10, lo smog…) per comprare i romanzi di Starnone, posso invitarvi a leggere la bella conversazione che ho visto ieri in rete tra il medesimo scrittore e Christian Raimo, a proposito dell’ultimo romanzo, Confidenza, che però, lo confesso non ho ancora letto. L’intervista (la trovate qui, si intitola Senza pietà, che è titolo azzeccatissimo) è bella e interessante. Per esempio la prima risposta di Starnone, da cui potete anche capire perché i suoi libri mi stiano piacendo così tanto, è questa:

La politica di qualche spessore, ridotta all’osso, mi è sembrata e mi sembra tuttora la spinta in base a cui l’individuo prova a uscire dalla sua solitudine e a fare comunità con l’altro, raddrizzando tutti i possibili torti passati, presenti e perfino da venire. Ma di fatto, a partire dagli anni Ottanta, ho raccontato esattamente il contrario: come l’individuo si scopre, di fronte all’altro, impotente, declassato, travolto dalla sua stessa medietà abitudinaria e priva di strumenti fini di orientamento, più solo che mai mentre intorno tutto viene giù a pezzi, persino il racconto dentro cui è inserito.

Oppure, se ancora non vi siete decisi a cliccare sul mio link e a leggerla tutta, provate con questo passaggio:

I personaggi di questi ultimi libri, specialmente quelli maschili, sono così. Volevano capire e la vita se n’è andata moltiplicando gli interrogativi. Le tecniche della comprensione che si sono dati nel pieno della loro giovinezza e maturità, ora gli restituiscono sempre meno un mondo a misura della loro savia competenza. Non hanno un dio che li rassereni. Ogni nozione collettiva è vuota, ridotta a una finzione alla quale loro stessi, nella loro singolarità, aderiscono come attori non in parte. Gli altri appaiono […] più misteriosi che mai, sempre sfuggenti, persino quando ormai costituiscono un gruppo ristrettissimo: moglie, figli, nipoti. […] Quindi sì, sono personaggi che reagiscono con una risatina che taglia le frasi, una risata di insofferenza per come s’è messa la vita dopo la stagione della speranza. Tuttavia, ai miei occhi, li salva il modo di farsi del racconto, che sarebbe esso stesso insufficiente, se non intervenissero le voci degli altri. Il problema, al fondo, per me resta lo stesso: da soli, anche se ci pare di avercela fatta, non possiamo che perderci.

Dantescamente, starei per aggiungere. Ma forse è troppo, forse esagero. Forse ci perdiamo senza selve oscure, ci perdiamo più facilmente, meno tragicamente, senza coraggio né, appunto, pietà.

Ma forse invece preferite uscire, nonostante lo smog. E volete andare in libreria, magari. Perché avete saputo che i libri Adelphi sono tutti scontati del 25% in questo periodo. Ecco, ho anche una lista di quelli, se volete (la trovate qui): ci sono dentro alcuni libi che forse è meglio non perdersi, per cui sicuramente vale la pena di uscire di casa, per cui sarà bello entrare al più presto in libreria (a cui aggiungerei tutti gli scritti di Leonardo Sciascia, se ancora non li aveste comprati: scontati, anche quelli…).

Oppure volete un consiglio particolare, non vi interessano gli sconti, vi interessa il gioiello, la gemma nascosta, il libro da citare agli amici nei prossimi giorni con l’aria dello scopritore di pepite segrete… Ecco, ho anche quello per voi. Raccoglie quattro inediti scritti teatrali di Agota Kristof: sono come al solito scritti terribili, feroci, anch’essi senza pietà. Tolgono il fiato. Li ho letti in un pomeriggio, è stato come inghiottire pezzi di vetro… Se ne parla qui.

Ma io andrò avanti a leggere Starnone, oggi pomeriggio, è la mia piccola confessione. Forse è bello detestare ciecamente qualcuno così a lungo: perché è bello, dopo venticinque lunghissimi anni, tra un liceo e l’altro, tra una classe e l’altra, scoprire che non era vero. E avere così tanti romanzi ancora da leggere.

Davide Profumo
Davide Profumo
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