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1 giugno, 2018

non-fiction

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Interrompo quasi malvolentieri la mia piccola serie di post che parlavano soltanto di letteratura, perché ho trovato molto istruttivo un piccolo racconto non letterario (tipo non-fiction, credo che si dica così) a proposito di un ritardo aereo. Interrompo dunque la mia serie di post letterari perché mi pare che questo piccolo racconto esemplare di non-fiction su un ritardo aereo sappia dire assai bene quello che siamo noi italiani, come lo siamo, in quale millimetrico modo lo siamo diventati (c’è anche un altro post che parla di cosa significhi essere italiani, oggi in rete, ma non credo di voler abusare troppo della vostra pazienza…). E allora ve lo lascio qui, l’apologo aereo, sperando che piaccia a voi come è piaciuto a me, sperando che riconosciate un pezzo di paese anche voi, come l’ho riconosciuto io (un pezzo brutto di paese, mi dispiace) (un pezzo brutto di cui siamo anche noi parte, mi dispiace ancora di più). Inizia così:

 

Sabato ho preso un aereo a Linate, e nell’attesa ho ordinato un caffè al bar dell’aeroporto (con sprezzo dei prezzi criminali nei bar degli aeroporti): la signora dietro al banco mi ha chiesto sorridendo cosa volevo e sorridendo mi ha poi porto il caffè. E io ho fatto il solito ingenuo pensiero che faccio negli autogrill, in certi bar, sui treni coi controllori, e in mille posti ancora: vedi che bellezza le persone gentili, che lavorano con cortesia nei confronti degli altri, e per cui il prossimo è indicativamente un simile, e non un estraneo o peggio un nemico. Migliorano il mondo. Poi sono andato a imbarcarmi, e con gli altri passeggeri sono salito sull’autobus per raggiungere l’aereo, puntualmente…

 

Però, va bene, dai, avete un po’ ragione. Ci meritiamo comunque una poesia, anche se siamo diventati così, se la merita chiunque una poesia, comunque sia diventato. E allora, visto che già ne avevo parlato e che mi piace sempre parlarne, propongo i versi tradotti dall’ungherese di Agota Kristof, versi fatti soltanto di verbi, verbi cioè azioni, in cui siamo riassunti e compendiati e sintetizzati e forse anche (un po’) polverizzati. Versi come questi:

 

Vivere
 
Nascere
Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura
Amare
Giocare camminare parlare andare avanti ridere
Amare
Imparare scrivere leggere contare
Battersi mentire rubare uccidere
Amare
Pentirsi odiare fuggire ritornare
Danzare cantare sperare
Amare
Alzarsi andare a letto lavorare produrre
Innaffiare piantare mietere cucinare lavare
Stirare pulire partorire
Amare
Allevare educare curare punire baciare
Perdonare guarire angosciarsi aspettare
Amare
Lasciarsi soffrire viaggiare dimenticare
Raggrinzirsi svuotarsi affaticarsi
Morire.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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