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mica stupido

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Magari, almeno una volta, vi è venuta la tentazione di comprare e di leggere un libro di Piergiorgio Odifreddi, come venne a me alcuni anni fa (lo comprai il libro, ne lessi qualche pagina, devo averlo buttato via tra un trasloco e l’altro, non lo so più…). È una tentazione comprensibile, perché l’uomo (Odifreddi) si presenta come intellettuale brillante e provocatorio e può generare simpatia. Ma poi magari, come è successo a me, vi è capitato di conoscere un po’ meglio del previsto gli argomenti di cui Odifreddi trattava in questo o nell’altro suo libro… E la tentazione vi è passata. E magari, tra un trasloco e l’altro avete pure perduto quel libro che vi era pure costato qualche euro. Speso male.

Dunque, in memoria di quegli euro (che forse addirittura erano ancora lire) che qualche anno fa ho speso per comprare uno dei suoi (inutili, opinione mia) libri, segnalo due begli articoli scritti da Marco Grimaldi a proposito di quanto Odifreddi, da diverso tempo, nemmeno fosse uno specialista (e prendendosela con gli specialisti, come va molto di moda in questi amarissimi tempi), va scrivendo e su Dante e sulla Divina Commedia; argomento su cui, per biografica casualità, sono anche io un po’ più informato che sugli altri.

Il primo articolo è un po’ più dettagliato e forse avrà bisogno di un briciolo di vostra (dantesca) pazienza… Se non ne aveste (non oggi,almeno) vi suggerisco di passare direttamente al  secondo, che vi divertirà anche un po’. Vi si riprende la nota e sempre insostituibile definizione della stupidità elaborata qualche anno fa in un insostituibile trattatello da Carlo Cipolla. E se ne conclude mirabilmente che Odifreddi…

No, non ve lo dico, sarebbe troppo facile. Leggete il post (che è rapido e brillante) e vedrete da soli. Il quale post a un certo punto dice così:

Il vero motivo per cui vale la pena preoccuparsi dell’opinione di Odifreddi su Dante è che questo Dizionario della stupidità, assieme a gran parte dei suoi libri recenti, è un buon esempio di cattiva divulgazione. E sarebbe fin troppo facile sostenere che Odifreddi faccia cattiva divulgazione perché è stupido a sua volta. Ma che cos’è uno stupido? Secondo Carlo Maria Cipolla, che ha scritto un famoso libretto intitolato Le leggi fondamentali della stupidità umana, lo stupido è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. Odifreddi trae certamente un vantaggio scrivendo dei libri che qualche copia dovranno pur venderla se Rizzoli continua a stamparglieli. Quindi non è uno stupido…

Poi, sempre a proposito di stupidità e di complessità, vi segnalo uno strano articolo comparso sul Post di qualche anno fa a proposito dell’acqua corrente e del risparmio che ne facciamo (o non ne facciamo) nelle nostre case, quando apriamo e chiudiamo i rubinetti. Io naturalmente non ho nessuna competenza per capire e dire quanto sia vero o no quello che nell’articolo si sostiene. Mi viene però in mente che la divulgazione ben fatta (quella che Odifreddi non fa, in tutta evidenza) è quella che prova a spiegare che le cose (tutte le cose, tranne forse una: l’amore) sono ben più complicate di quello che sembra; e che semplificarle troppo significa banalizzarle e in definitiva non capirle; e che se una soluzione a un problema complesso è una soluzione molto semplice è anche, facilmente, una soluzione sbagliata. E che quindi gli specialisti servono eccome, e trattarli da stupidi è stupido. Oppure peggio che da stupidi, come Marco Grimaldi oggi ci ha insegnato.

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Davide Profumo
Davide Profumo

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5 Comments

  1. .mau. ha detto:

    Lungi da me il difendere PGO (mia moglie dice che la mia è tutta invidia… ma lasciamo stare). Diciamo che se prendi i suoi libri di tema matematico e togli quello che non c’entra, in genere hai un buon risultato.

    Però non sono d’accordo sulla tua definizione di divulgazione. Se non semplifichi, non stai divulgando, ma stai spiegando: cosa importante anche più della divulgazione, ma appunto cosa diversa. Tu a scuola non puoi divulgare, anzi non devi divulgare: puoi cercare i modi per cui i tuoi studenti facciano un po’ meno fatica, ma la fatica ci sarà comunque. Una buona divulgazione invece semplifica, sicuramente semplifica troppo nel senso che non ti permette di usare il risultato in pratica, ma conserva il nocciolo del tema, ricordando al tempo stesso che non è tutto così.

    Faccio un esempio (purtroppo per voi…) matematico. Per raccontare come funziona lo scambio di chiavi Diffie-Hellman tra due persone (Alice e Bob), tipicamente si usa l’analogia della spedizione di una lettera all’interno di una scatola. Alice manda a Bob la lettera, e chiude la scatola con un suo lucchetto di cui solo lei ha la chiave. Bob riceve la scatola, mette un suo lucchetto a fianco di quello di Alice, e gliela rimanda indietro. Alice toglie il suo lucchetto e la invia a Bob, che finalmente può togliere il suo lucchetto e aprire la scatola. In questo modo la scatola è sempre stata lucchettata. Peccato che in pratica non sai come fare questo lucchetto dal punto di vista matematico, e la cosa non è banale. Però ritengo che come divulgazione quel testo basti eccome.

    • Davide Profumo Davide Profumo ha detto:

      L’esempio è molto bello e chiaro. Sulla distinzione tra spiegazione e divulgazione resto in effetti un poco perplesso ma capisco bene le tue obiezioni. Su Odifreddi invece resto pervicacemente sulle mie posizioni critiche: nelle sue sparate su Dante, se togli la sparata, non resta niente… 🙂

      • .mau. ha detto:

        Il che è perfettamente in linea con quanto ho scritto. Togli tutto quello che non è matematica dalle sue sparate dantesche: cosa rimane?

  2. Stefania S. ha detto:

    Una divagazione nel mondo dell’etimologia magari aiuta. A far cosa non so, ma aiuta. Dello stupido si sa tutto, e chi parla della stupidità altrui si tutela innanzitutto dal non pensare alla propria (e Odifreddi, per parare il colpo, lo dice subito). Esiste però l’imbecille, una sorta di stupido intenzionale che gli etimologi descrivono come un debole perché in+becillum, senza bastone. Ma non è così (forse): rinunciare al bastone è (a volte) uno stupido atteggiamento fiero, che nella miglior delle ipotesi ti porta a sbattere il deretano per terra, donando momenti felici a chi ti guarda. Ditelo a Odifreddi, questo è uno dei segni (certi?) che Dio esiste. Saluti da una (stupida?) cardiologa riabilitatrice.

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