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Libertà di parola italiana

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La prima volta che abbiamo aperto questo oblò sulla rete è stata un mese fa, per parlare della lingua italiana, nostra mamma, e delle parole inglesi che la stanno invadendo (e qualche giorno dopo abbiamo insistito, parlandone di nuovo). Ecco perché ritorno con piacere a quel discorso e a quelle parole inglesi che un po’ ci dispiacevano; perché mentre noi rimanevamo qui a guardare dalla finestra il mare dell’internet (in cui si naviga…), la rete (il web) ne discuteva, vagliava proposte e scartava ipotesi, fino a elaborare una lista “definitiva” (ma sulla rete niente è mai definitivo…) di trecento parole che potremmo impegnarci a non usare più, perché il corrispondente italiano è altrettanto comodo, elegante e bello (e spesso lo è anche molto di più).

 

La lista, insomma, è questa ed è a mio parere molto bella. E vi dico anche subito, con enorme sollievo, che non vi figura la parola link (mi è andata bene…); mentre c’è la parola web. E poi ce ne sono altre che, ho paura, nella vostra vita di medici avete usato tante volte e che da oggi (ci mancherebbe ancora) dovrete invece sforzarvi di sostituire con i termini della nostra mamma, l’italiano. Penso per esempio al coffee break dei vostri convegni, ai meeting, al know how, alla convention e anche alla terribile mission della mia scuola e dei vostri ospedali. Da domani si cambia tutto… O almeno ci si prova, dai.

Davide Profumo
Davide Profumo
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