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le influencer e il filologo

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La breve e minima ragione per cui mi pare necessario invitarvi a leggere un’intervista che ho letto ieri e mi è molto piaciuta (la trovate qui: l’intervistato è Paolo Landi, il quale ha scritto un bel libro su Instagram, che è forse anche un libro necessario, in giorni come i nostri) è tutta contenuta in queste poche righe di una sua risposta:

Studiare Instagram, perché no? Il punto è entrare in quei mondi e porci la domanda chatwiniana, sempre necessaria: “Che ci faccio qui?”. Le piccole rivoluzioni partono sempre da qualcosa di intimo: quando scopro un libro, un film, un quadro che innesca in me una curiosità, un desiderio, allora avverto in me piccoli scarti o anche folgoranti squarci di luce. La conoscenza ci cambia profondamente, molto più di quanto noi sospettiamo. La Scuola di Barbiana ci ha insegnato che il problema degli altri è uguale al mio: uscirne da soli è avarizia, uscirne insieme è politica.

Ed è una ragione davvero breve ma forse non così minima, a pensarci bene: è la ragione per cui, per esempio, secondo me, esiste la scuola (dovrebbe esistere la scuola, almeno quella superiore, almeno l’università): per metterci nelle condizioni di studiare e capire ed essere minimamente consapevoli del mondo in cui nuotiamo. Non per criticarlo, per capirlo un po’ di più, come dice Landi, tutti insieme, un pezzetto alla volta. Studiare letteratura e matematica per poi studiare Instagram e i suoi influencer, insomma. E anche altre cose, è ovvio. Perché nel frattempo, nello stesso giorno, il brevissimo profilo che Claudio Giunta ha tracciato di Paul Oskar Kristeller e del suo lavoro di filologo solitario (lo trovate qui) è quasi un apologo di cosa siano (debbano essere) la ricerca e l’università e la scuola, e di quali cose clamorosamente gigantesche e importanti ci si debba occupare, quando si è studiosi, da soli, con costanza e indifferenza al mondo. È bellissimo. Lo è per esempio qui:

… un fatto che ha sempre entusiasmato i lettori di Kristeller, per lo più letterati solipsisti, [è] che Kristeller ha lavorato sempre da solo, anche se contando sull’aiuto dei molti colleghi e bibliotecari che non si stancava di ringraziare nelle sue introduzioni ai volumi dell’Iter; questo aspetto umano, esperienziale del suo lavoro ha saputo esprimerlo con parole commoventi: «Mi dispiace non poter riferire … le indimenticabili esperienze che hanno accompagnato la realizzazione di quest’opera: le cose belle che ho visto e gli incontri personali, i molti episodi bizzarri, la tensione della ricerca, e la sorpresa delle scoperte. Questo libro contiene soltanto l’arido e condensato risultato delle mie indagini, ed esso non può certo evocare nel lettore gli stessi vividi ricordi che evoca in colui che lo ha compilato». Trattandosi di una somma di schede, un censimento è per forza di cose, per usare le parole di Kristeller, un oggetto «arido e condensato», ma se interrogato adeguatamente può dare origine a ricerche anche ambiziosissime: è il data base inerte che l’intelligenza dello studioso deve saper attivare.

Mi piace molto, oggi, accostare l’arido elenco del filologo solipsista Paul Oskar Kristeller alle rutilanti immagini del marketing degli influencer di Instagram. Mi piace non per bizzarria, ma perché sono entrambi dettagli di un mondo che cerchiamo, con fatica, di capire.

Davide Profumo
Davide Profumo
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