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le ali del diavolo

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«Lucifero è immobile, piantato nel centro della terra, e dalle sue ali immense si muove un vento che gela il fiume infernale, il quarto dei fiumi dell’Inferno, il Cocito, nel cui ghiaccio sono sepolti e conficcati i traditori, tra cui il conte Ugolino, di cui abbiamo appena letto l’altra volta, l’uomo che divora la testa del suo nemico, l’uomo che forse, prima di quella testa, ha divorato i suoi stessi figli…»

Sto spiegando così, in una delle insistite lezioni on line, in streaming, a distanza, quelle che sono chiamato a fare in questi giorni, e mentre sto spiegando e leggendo i versi di Dante (che sono questi versi: Sotto ciascuna uscivan due grand’ ali, / quanto si convenia a tanto uccello: / vele di mar non vid’ io mai cotali. / Non avean penne, ma di vispistrello / era lor modo; e quelle svolazzava, / sì che tre venti si movean da ello: / quindi Cocito tutto s’aggelava…) sento un rumore negli auricolari che indosso, vedo uno sguardo che sostituisce un altro sguardo sullo schermo dello smartphone con cui mantengo i contatti con gli studenti della classe, non faccio a tempo a dare l’etimologia della parola, che mi diverte così tanto (da vesperum, il crepuscolo, a vespertillum, animale del crepuscolo, al vispistrello di Dante fino al nostro pipistrello) che una voce mi chiede se quindi i pipistrelli sono da sempre considerati «maligni», «diabolici», se è vero che anche oggi lo sono, se è da loro che ci viene il virus, l’isolamento, la solitudine. Il male che soffriamo. E non lo so, dico io, non ne sono sicuro… Ma di certo il virus non ci viene da loro, per malignità o inimicizia diabolica, questo no. E dico qualche parola sulla natura leopardiana indifferente e sul male che noi abbiamo nel tempo fatto alla natura, su quanto la convivenza tra una specie così invadente e dominante, come l’homo sapiens, e le altre specie sia diventata sempre più complicata, parlo di argomenti non miei, vorrei invece parlare dell’uscita dal tunnel, quindi uscimmo a riveder le stelle, spiego cose su cui dovrei tacere e ho invece bisogno di aria e limpidi cieli notturni e albe sulla spiaggia del Purgatorio…

E poi la lezione finisce, spengo la videocamera dello smartphone, stacco i fili che lo legano a me, tolgo gli auricolari e leggo questo post (lo trovate qui) e mi consolo un po’, perché non ho detto solo parole vuote e sbagliate. Mi ci sono avvicinato, diciamo. Eccolo il post, che ricalca un titolo di Steinbeck (Uomini e topi) e racconta tantissime cose interessanti sui pipistrelli, su come la cultura occidentale li abbia sempre mal narrati e sul loro habitat naturale e spiega infine bene quello che avrei voluto spiegare io:

Priva di un concreto fondamento biologico, la repulsione che proviamo nei confronti dei pipistrelli è soprattutto l’esito di un lungo processo di stigmatizzazione culturale, almeno in Occidente. “Nell’arte classica – ha osservato Danilo Russo, chirotterologo e autore di La vita segreta dei pipistrelli. Mito e storia naturale (Tarka edizioni, 2017) – sono stati associati prima a creature malefiche, alla notte, all’esoterismo, al demonio. Infatti nei quadri gli angeli hanno ali da uccelli, il diavolo invece da pipistrello. Poi ci si è messa la letteratura e la filmografia recente con Dracula di Bram Stoker a rendere le cose più difficili”. Nella mitologia antica e nei bestiari medievali, nell’iconografia rinascimentale e nella simbologia gotica, i pipistrelli sono immancabilmente dipinti come esseri ambigui, mortiferi, sinistri e pulsionali. Perseguitati e demonizzati, con l’affermarsi dell’estetica horror nel folclore popolare europeo divennero emblema del vampirismo, anche se sono soltanto tre le specie di chirotteri acclaratamene ematofaghe, per di più tutte endemiche del Sud America e assolutamente innocue per gli esseri umani.

È un bel post, questo sui pipistrelli. Perché ci dice bene come l’immagine che ci facciamo delle cose, anche degli animali, finisca per cambiare il nostro rapporto con le cose stesse, a prescindere dalla verità, semplicemente sulla base delle nostre proiezioni culturali. Vale per i pipistrelli, e vale per chissà quante altre cose, chissà quante altre nostre idee. Ma soprattutto vale la conclusione del post, a cui io spero che siate già arrivati. Questa:

Non è dunque il pipistrello il responsabile della pandemia in corso: siamo noi umani ad averla causata, come ha scritto lo stesso Quammen in un recente articolo per il New York Times. “Noi che tagliamo gli alberi, uccidiamo gli animali selvatici o li spediamo al mercato all’interno di gabbie anguste. Noi che distruggiamo gli ecosistemi, che molestiamo i virus nei loro vettori naturali: quando succede, cercano nuovi ospiti, e spesso siamo proprio noi stessi”.

Davide Profumo
Davide Profumo
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