Lasciarsi convincere

Non molti giorni fa mi sono permesso di richiamare la vostra attenzione su un bel post che elencava alcune possibili fallacie logiche e argomentative, tra quelle che usiamo o subiamo nelle discussioni; per questo mi pare interessante oggi proseguire il discorso (che è un discorso che ha sostanzialmente a che fare con l’arte della persuasione, che in occidente da diversi millenni chiamiamo retorica, e dunque con il nostro parlare gli uni con gli altri) rimandandovi a questo post, in cui si discute e si riferisce di un bel libro di Georges Picard, il Piccolo trattato ad uso di chi vuol sempre avere ragione.

 

E, per quanto il post faccia subito nascere la voglia di leggere il libro (e di regalarlo alla propria moglie, tra parentesi), è anche vero che basta lui da solo (il post) a rendere conto di alcune caratteristiche tipiche del discorso pubblico e della discussione tra esseri umani. Prendete le prime acuminate frasi, per esempio:

 

Non si ha ragione se non di qualcuno. È in questa constatazione, ovvia solo quando sia palese il carattere asservente della persuasione, che sta il riconoscimento della natura bellica della retorica, d’altronde in premessa ad ogni sua trattazione sistematica. Anche il folle che parlotta da solo combatte contro un avversario, ancorché immaginario, anche il più duro cammino del saggio verso un’affermazione che egli possa ritenere rettamente argomentata è un farsi largo tra ostilità che hanno una pur aleatoria titolarità in fantasmatiche figure di contraddittori. Non c’è ragionamento, senza che il foro sia campo di battaglia.

 

E poi, se non siete stanchi, arrivate fin quasi alla fine del post, laddove la retorica (cioè l’arte della persuasione) viene puntualmente riconsegnata alla sfera del «politico», cui indubbiamente appartiene, e l’aver ragione si fa pertanto docilmente ricondurre alla cosiddetta ricerca del consenso, di cui la politica non può fare a meno:

 

La politica è l’arte di far prendere ai cittadini lucciole per lanterne. Visto che in questo mondo ci sono più lucciole che lanterne, è stato ragionevole definire la politica l’arte del possibile. È così che la necessità obbliga i politici in buona fede ad agire al di qua delle loro promesse, mentre quelli in mala fede agiscono in modo opposto. E sono proprio questi ultimi a persuaderci, mentre i primi agiscono considerando la realtà delle cose e l’irrealtà delle menti. Accade che, di solito, i cittadini pretendano l’impossibile in tempi irrealistici.

 

Insomma, oggi ho voluto consigliarvi un post, per consigliarvi un libro, per consigliarvi, con il vostro permesso, di ripensare l’arte della retorica e della persuasione, di cui facilmente (almeno io) ci dimentichiamo, come se si trattasse di una disciplina sorpassata e, per così dire, ancillare. Laddove invece la retorica è proprio il terreno di «scontro» (ahimè, la parola è proprio questa) di grande parte dei rapporti umani e sociali; e quindi conoscerla un po’, probabilmente, aiuta.

Davide P.
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