La via smarrita

Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizzata, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi e scurrili, la sua nobile tradizione è decaduta senza scampo. È delusa, afflitta, depressa, non riconosciuta, colpevolizzata, ignorata, violentata dai nostri governanti che hanno cinicamente tagliato le sue risorse e non credono più nell’importanza della cultura e della formazione che essa deve difendere e trasmettere. È già morta? È ancora viva? Sopravvive? Serve ancora a qualcosa oppure è destinata a essere un residuo di un tempo oramai esaurito? È questo il ritratto smarrito della nostra scuola.

L’angoscia non abita più gli studenti tremanti di fronte al capriccio sadico degli insegnanti, ma il corpo stesso degli insegnanti che, di fronte allo svuotamento di senso che ha travolto la scuola, si trova a rispondere a compiti sempre più impossibili (educare, curare, governare).

Prevale oggi un modello ipercognitivista che vorrebbe emanciparsi completamente da ogni preoccupazione valoriale, per rafforzare le competenze a risolvere i problemi piuttosto che a saperseli porre. La metafora più adeguata non è più botanica informatica. In gioco non sono più le viti storte da raddrizzare ma le informazioni da immagazzinare: le teste funzionano come computer, come mappe cognitive che esigono un puntuale aggiornamento. Il sapere si estende orizzontalmente e perde ogni verticalità […] la metafora informatica sembra voler liberare con risolutezza il sapere da ogni laccio assiologico. Ma quello che inesorabilmente viene meno in questo modello è il rapporto del sapere con la vita.

 

Nel giorno in cui si chiude la mega-consultazione del governo sul progetto della cosiddetta #buonascuola, mi piace e mi permetto di consigliarvi un recentissimo libro (dalle cui pagine iniziali ho tratto le citazioni là sopra) che proprio di scuola si occupa (ma non solo, in verità: parla anche di genitori e figli, e riguarda quindi un po’ tutti noi). Lo ha scritto uno psicoanalista che si chiama Massimo Recalcati e si intitola L’ora di lezione, sottotitolo: Per un’erotica dell’insegnamento. E, non stupitevi, credo che proprio la dimensione dell’eros (o desiderio) sia quella che, chissà come, un giorno abbiamo smarrito mentre provavamo a insegnare qualcosa ai nostri figli; e dovremo invece, al più presto, recuperarla.

Davide P.
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