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la terrazza della vita

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Immagino (e sotto sotto me lo auguro pure) che ogni tanto abbiate voglia di riflettere su qualcosa di più serio della letteratura, che in fondo pertiene all’universo instabile delle frivolezze. Lo immagino e ogni tanto mi viene anche voglia di assecondare questa tentazione (di rado, lo so, ma mi succede). Ecco, ho pensato, magari oggi che è stato il mio primo giorno di scuola è venuto anche a voi il piccolo desiderio di qualche riflessione sull’anno scolastico che sta iniziando. E ho letto, sia in rete sia sui giornali, tante e tali riflessioni, da Asor Rosa ad altri palindromi, che mi hanno fatto un po’ perdere l’orientamento. E se anche voi siete in queste spiacevolissime condizioni, forse vi piacerà questo piccolo alfabeto semiserio, leggero e un po’ frivolo anche lui; e magari, se partite dal fondo, vi imbattete quasi subito in una voce come questa, che potrebbe piacervi come è piaciuta a me:

 

Università: Ci sono voluti vent’anni [con gli anni si misura la distanza…] perché si potessero leggere con oggettività i dati che sanciscono il fallimento del sistema 3+2, o comunque della sua applicazione. Il sistema è culturalmente debole, nonché macchinoso e burocratico, e la presenza dei crediti favorisce l’idea che il sapere “globale” cui si dovrebbe essere aspirare all’università possa essere spacchettato, parcellizzato, perfino “sindacalizzato” nel numero di pagine da studiare. Si rifletta anche su questo quando si parla di Liceo di 4 anni (vedi voce), perché velocizzare e alleggerire i percorsi non aumenta il successo formativo: come non sono aumentati i laureati, non aumenterebbero magicamente i diplomati.

 

Ma forse sono rimasto ancora troppo legato a riflessioni «scolastiche», forse c’è bisogno di altro, di qualcosa di più. E allora non vi nego che mi è molto piaciuta (e mi ha trovato parecchio d’accordo) questa breve ma saggia riflessione di Sofri a proposito dell’autorevolezza (che qualcuno, quasi duecento anni fa, aveva provato a chiamare aureola, ma l’idea insomma era la medesima) e della sua miserevole fine  (e non è un discorso, questo, che non abbia a che fare, a suo modo, anche con l’inizio dell’anno scolastico):

 

Malgrado la estesa concorrenza, tendo a pensare che il più grande problema del mondo di questi tempi sia la fine dell’autorevolezza, demolita strumentalmente dal concorso di sforzi di chi non la vuole accettare essendone escluso e di chi l’ha tradita essendone titolare. Detto in parole povere, stiamo smettendo di riconoscere un’autorità morale, civile e sostanziale a qualunque istituzione o persona o principio che un tempo era condiviso. Come se in una partita di calcio – le metafore finiscono tutte lì – le squadre non riconoscessero più l’arbitro, ma neanche i rispettivi allenatori e poi nemmeno le regole.

 

Ma forse no, forse il punto resta sempre la letteratura, forse tutto è in un verso che cerchiamo di ricordare o di dimenticare o di scrivere o di leggere, dipende dal mondo che ci circonda e dall’età che abbiamo. In tal caso, dopo avervi consigliato una lettura davvero interessante, vi lascio ancora con una poesia, come mi piace sempre fare. È bellissima. L’ho letta qui e dice così:

 

Che abbiamo vissuto,
che abbiamo toccato le strade
coi piedi che andavano allegri,
non lo saprà nessuno.
Che abbiamo visto il mare
dai finestrini dei treni,
che abbiamo respirato
l’aria che si posa
sulle sedie dei bar,
non lo saprà nessuno.
Siamo stati
sulla terrazza della vita
fintanto che sono arrivati gli altri.

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Davide Profumo
Davide Profumo

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