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La risonanza magnetica è davvero un problema nei portatori di device cardiaci?

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A cura di Marta F. Brancati

Nazarian S, Hansford R, Rahsepar AA, et al. Safety of magnetic resonance imaging in patients with cardiac devices. New Engl J Med 2017;377:2555-2564.

È noto che alcuni device cardiaci, in particolare pace-maker e defibrillatori, non consentono l’esecuzione di una risonanza magnetica (RM). La dimensione del problema non è indifferente, considerando da un lato la diffusione e l’importanza, spesso irrinunciabile, della RM come metodica diagnostica, e dall’altro la numerosità della popolazione portatrice di device cardiaci non compatibili con questo tipo di esame. Da alcuni anni esistono pace-maker/defibrillatori “RM-compatibili”, ma sono in effetti ancora pochi, in tutto il mondo, i pazienti cui sono stati impiantati.

Lo studio pubblicato dal NEJM ha valutato in maniera prospettica, non randomizzata, la sicurezza della RM (con un protocollo specifico con campo magnetico di 1.5 T) in 1509 pazienti portatori di pace-maker (58%) o defibrillatori (42%) considerati non RM-compatibili. I pazienti sono stati sottoposti, per motivi clinici, a un totale di 2103 RM; il dispositivo è stato programmato in modalità asincrona nei pazienti pace-maker dipendenti e in modalità “demand” negli altri; gli algoritmi anti-tachicardia sono stati disattivati. Gli endpoint valutati sono stati gli eventi avversi e le modifiche nei parametri del device.

Ebbene, non sono stati documentati eventi avversi. In 9 casi (0.4%; IC 95% 0.2-0.7) il device si è “resettato” in modalità di back-up. Nell’88% dei casi la modifica è stata transitoria, mentre in 1 caso il pace-maker (con 1 mese di autonomia della batteria) si è autoimpostato in modalità VVI, senza poter essere riprogrammato ed è stato pertanto sostituito. La modifica più comunemente osservata subito dopo la RM è stata la riduzione nell’ampiezza dell’onda P, nell’1% dei pazienti. Nel follow-up a distanza (in media a 1 anno dalla RM), le modifiche più osservate sono state: riduzione dell’ampiezza dell’onda P (4%), aumento della soglia di cattura atriale (4%), aumento della soglia di cattura ventricolare destra (4%) e sinistra (3%). Tali modifiche non hanno avuto ripercussioni cliniche e non hanno richiesto una riprogrammazione del dispositivo.

Va detto che lo studio ha qualche limite: innanzitutto mancano dati di follow-up a lungo termine nel 20% dei pazienti, e inoltre sono stati necessari un protocollo speciale per la RM e un monitoraggio dei pazienti piuttosto impegnativo, che potrebbe essere complesso garantire nella pratica clinica.

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Marta F. Brancati
Marta F. Brancati
Dirigente medico di I livello, UO Emodinamica, Ospedale degli Infermi, ASL BI - Biella

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