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la propria strada

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Ogni tanto leggo un articolo, un post, una poesia, e mi viene immediatamente voglia di andare in un luogo. E in quel luogo ricordare (o rileggere) quella poesia, quel post, quell’articolo. Ogni tanto mi succede e quando mi succede mi sento felice, perché ho come l’impressione che le parole abbiano fatto il loro mestiere, che dovrebbe essere quello di descrivere me e il mondo (me nel mondo) e i luoghi che le parole descrivono son pezzi del mondo e questo mi fa star bene, mi dà un senso di gioia, un sollievo che non so mica del tutto spiegare.

 

E oggi, per fortuna, è stata una di quelle volte. Oggi ho letto alcune  parole di Claudio Giunta a proposito di Firenze e ho immediatamente provato un irrefrenabile desiderio di fare esattamente quello che dice lui, passo dopo passo, seguire le strade che indica lui, guardare le case che dice di guardare lui. E ho pensato che sarebbe bellissimo se ci fossero delle guide turistiche scritte così, che non potrei fare altro che viaggiare, se ci fossero davvero delle guide che ti raccontano i luoghi in questo modo, e che potrei anche scriverle io, delle guide fatte così. Ma non ne sarei capace, peccato.

 

E però posso pur sempre linkarvi l’inizio del bellissimo pezzo di Claudio Giunta su Firenze, che inizia così, con una piccola nota polemica che è anche stata quella che mi ha fatto subito simpatia (lo penso sempre anch’io, lo dico sempre ai miei studenti, anche ai miei colleghi: lasciate perdere i musei, chissenefrega dei musei…):

 

Se venite a Firenze per meno di una settimana riflettete sul fatto che il tempo è poco e le cose da vedere sono tante. Se è la prima volta, fatevi la domanda: vale davvero la pena di fare due ore di fila, all’afa, coll’umido, per vedere il David o i fondi oro degli Uffizi? Se li avete già visti, vale davvero la pena di rivederli, a questo prezzo? Riflettete onestamente sul vostro interesse per l’arte. È davvero così profondo? Non state per caso simulando un po’? Non state facendo quello che gli altri (ma chi?) si aspetta che voi facciate? Ricordatevi che il tempo è poco e le cose da vedere sono tante; e che siete liberi.

 

Ma non solo. Ve ne devo riportare un altro passo, per sentirmi davvero bene, per spiegarmi che cosa davvero mi è piaciuto, per darvi anche solo un’idea di quello che secondo me è bello fare quando si va in un luogo del mondo con i propri passi (e di come sarebbe bello avere, per ogni luogo in cui si va, un articolo così, o cinquanta articoli così, che ce lo raccontano, ci danno idee, ci lasciano l’opportunità di costruirci una strada dentro i luoghi in cui siamo…). Il passo è questo:

 

Quasi tutte le città sono belle, se le guardate dall’alto… Perciò trovate un posto da cui guardare giù. Può essere una torre, un palazzo del centro; ma evitate il Duomo, la cupola del Duomo è persino troppo alta, e la ressa dei turisti, Look look!, vi guasterà l’esperienza, che richiede solitudine. Se più della solitudine vi sta a cuore l’eleganza salite sulla terrazza della Rinascente, sedetevi al bar. Una volta lì, mentre bevete il vostro aperitivo da venti euro, giratevi verso sinistra. Il palazzo che vedete è il Bargello, l’antico carcere, oggi museo, il più medievale dei musei fiorentini, e forse il più scenografico. Se un museo dovete proprio vederlo, questo può essere una buona opzione. Ma la scelta più saggia è uscire dal centro, guardare la città da fuori. Vi tocca l’ascesa a Piazzale Michelangelo. È giusto, va fatta. Attraversate Ponte Vecchio e poi girate subito a sinistra, su Lungarno Torrigiani. All’altezza del ponte successivo, Ponte alle Grazie, girate a destra per Via san Niccolò, una via stretta tra palazzoni medievali, molto scenografica; fatela tutta, e arrivati in fondo vi trovate sulla destra il residuo di un’antica porta, Porta San Miniato. Dopo una breve salita, vi trovate sulla sinistra una scalinata che vi porterà al Piazzale. Non fate tutta la scala, fermatevi a metà, fate sosta al Giardino delle Rose, paradiso delle coppiette e del flâneur. La vista sulla città è più o meno quella che avrete salendo di altri venti metri, da Piazzale Michelangelo appunto, che però è una spianata di asfalto colonizzata dai torpedoni dei turisti e dai venditori di porchetta e – sempre loro – di magliette dei calciatori. La balaustra affacciata sulla collina è bella, il panorama non si discute, ma insomma non andarci proprio, a Piazzale Michelangelo, potrebbe essere un’opzione intelligente.

 

Ecco, è tutto. Io credo possiate andare serenamente di là a leggere il bellissimo articolo di Giunta su Firenze. E spero che vi farà venire la voglia di rinunciare ai musei, prima di tutto. È uno dei pochi no (ma forse è di più: è la metafora di un altro, più decisivo, no) che possiamo ancora permetterci, ho paura. Io, da qualche anno, me lo permetto.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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