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13 Dicembre 2015

la parodia del sapere

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Ho chiesto alla mia compagna di venire un attimo qui, nella stanza dove lavoro e invecchio, poi le ho domandato: «Senti, ma cosa vuol dire bêtise?» E lei mi ha detto: «Stupidità, più o meno». Lei è madrelingua francese e fa la traduttrice per cui mi sono fidato e ho cominciato a leggere. E mi piaciuto il post che ha scritto Federico Bertoni a proposito della stupidità del lavoro universitario, e ho trovato che molte delle cose che lui scrive dell’università vanno bene anche per il mio lavoro, e poi ci ho pensato meglio e mi è sembrato che possano andare bene per qualunque lavoro, anche per il vostro, e anche per quello di chi fa la traduttrice. Perché le sue parole ritraggono un tempo più che un mestiere, e il tempo è il nostro, anche se quel mestiere è solo il suo, quello di Bertoni, oppure il mio.

 

Per cui ho pensato di segnalarvi questo bel post che ha scritto Federico Bertoni a proposito della sua università, che è anche la nostra, quella italiana, in cui nel frattempo stanno studiando i nostri figli (oppure noi stessi, se siete così giovani). Il quale Bertoni dice anche così:

 

Gli accidenti (in tutti i sensi) della mia vita quotidiana sono minuscoli epifenomeni di un’università che ha seppellito il vecchio modello humboldtiano fondato sul binomio didattica-ricerca e che si è trasformata in una consumer oriented corporation, con un sistema di governo oligarchico e una tecnocrazia capillare che ha avocato a sé i mezzi e i fini, fondata su criteri e parametri come l’immagine, la qualità (nel senso di quality assurance), la competizione, l’attrattività, la soddisfazione del cliente, gli indici di produttività, i premi di produzione e via dicendo. È un sistema di potere miniaturizzato e diffuso, tanto stupido quanto efficace, non riconducibile a singole teste pensanti (?) ma disseminato in una microfisica di pratiche quotidiane di cui siamo al tempo stesso attori, vittime e complici. E come sempre, quanto più piccole e insignificanti sono le pratiche (in fondo che ci vuole a scrivere un abstract o una lettera di raccomandazione?) tanto più lo slittamento è fluido, l’assuefazione inavvertita, l’ottusità interiorizzata come una seconda natura. E intanto la bêtise diventa la forma stessa del nostro pensiero. Flaubert ce l’ha insegnato – ed è la più grande scoperta del XIX secolo, secondo Milan Kundera. La bêtise non ha dentro né fuori: è mimetica e astuta: si traveste e si contamina con l’intelligenza (la stupidità intelligente descritta da Robert Musil), e dopo un po’ non la riconosciamo più. Sta nel gergo, nella parola d’ordine, nella citazione di seconda mano, nel sapere meccanico e riproducibile, nella regola applicata a testa bassa, nel luogo comune da cui siamo parlati. La bêtise è la parodia del sapere, il suo involucro, la sua scorza esteriore.

 

E potrei anche chiudere qui. Se non che sono usciti proprio in questi giorni dei dati e dei numeri di cui non si è discusso abbastanza (parere mio) e che parlano proprio della università italiana, nostra e di Bertoni (e di riflesso anche della nostra scuola superiore, quella in cui lavoro io). Li trovate qui; e se siete maliziosi come me, non è impossibile, vi verrà come è venuta a me la tentazione di correlarli in qualche modo con il discorso appena fatto a proposito della «stupidità», la bêtise. Poi magari invece no, non è vero, non c’entra niente, speriamo; ma la riflessione vale la pena comunque, secondo me.

 

[E infine, in omaggio all’ineleganza che è tipica di qualsiasi autocitazione, vi segnalo che di scuola ho parlato anche su un altro sito, esprimendo una piccola opinione sulle nuove tecnologie e la didattica. Se per caso vi avanzasse un po’ di tempo, trovate la mia riflessione scritta qui.]

Davide Profumo
Davide Profumo
La mia pagina Facebook: https://it-it.facebook.com/davide.loscorfano

3 Comments

  1. Le parole e le cose ha detto:

    Solo per segnalare che il post è di Federico Bertoni, non di Guido Mazzoni. Mazzoni l’ha ospitato su “Le parole e e le cose” in quanto coordinatore e redattore del sito.

    Le parole e le cose

  2. .mau. ha detto:

    ebete 🙂
    (anche se usando la mia pressoché nulla conoscenza del francese immagino che bêtise non derivi da lì, ma dal latino bestia)

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