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la nudità

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«Presto! Presto! Una vodka, un bicchiere di vino!», urlavano gli assetati cosacchi che nel 1814 avevano occupato Parigi ai garçons dei caffè e delle taverne. E “presto”, in russo, si dice bystro, parola che i francesi, per assonanza, storpiarono in “bistrot”. Così narra la leggenda.

 

Non so se corrisponda al vero, questa piccola storiella etimologica raccontata da Tommaso Basevi, qualche giorno fa. Non mi interessa nemmeno che corrisponda al vero, in realtà: è bella, mi piacciono le piccole storie belle come questa, me la prendo e la racconterò ai miei amici, ai miei alunni, a mia moglie, a tutti quelli che devono sopportarmi mentre racconto cose che mi divertono, anche se non sono vere.

 

Mi piacciono le storie, in effetti: è per questo che mi piacciono i libri e la letteratura (e mi piacciono anche le persone quando si tolgono la paura e raccontano la loro nuda storia, che è la cosa più difficile per tutti, mi pare di aver capito). Mi piace quindi, più di ogni altra voce, la voce di Ulisse che racconta i suoi viaggi all’incantevole/incantata Nausicaaa; mi piace moltissimo il libro che ho letto ieri pomeriggio, tutto in poche ore, e che riesce a ri-narrare Ulisse (primo e ultimo degli eroi) come non è facile farlo, senza aggiungere niente ma rendendo ancora più nitido il suo profilo occidentale, quello a cui tutti noi dobbiamo il nostro essere qui come siamo. È il mio consiglio di lettura per i prossimi giorni, insomma.

 

E poi mi piacciono le poesie. E le poesie erotiche (quelle un po’ sporche, insomma, con gli organi sessuali e le parolacce) mi sono sempre piaciute molto, anche quando non lo dicevo perché non stava bene. E quindi mi piacciono i versi di Patrizia Valduga, così femminili e così rapiti. E mi è piaciuto trovare alcune delle poesie di Valduga qui, per esempio. E mi è molto piaciuto sapere che la Valduga ha scritto, a proposito della poesia, queste poche righe qui:

 

La poesia è come l’amore, è nostalgia d’indivisibile: entrambi si prefiggono un po’ di perdita di coscienza, un qualche smantellamento di quell’equilibrio infelice che è la nostra identità. Hanno entrambe una funzione erogena e quindi ansiolitica…

 

Mi piace, in fondo, il coraggio di chi si racconta, mi piace il coraggio di quella smantellata nudità: lo trovo un atto di estrema fiducia nel mondo, come dire: io so che non sei diverso da me, io so che potrai capire, io non ho bisogno dai difendermi da te perché siamo troppo simili per essere nemici. Mi dice questo, la letteratura, che non sono solo: probabilmente non è vero, probabilmente non è così, ma non importa, a me piace lo stesso. Come i bistrot, come Parigi.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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2 Comments

  1. Paolo ha detto:

    E del libro “un’odissea” di Daniel Meldensohn cosa ne pensi?

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