Associazione fra aterosclerosi e neoaterosclerosi?… Forse no!
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la maglietta di teseo

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Ci sono letterature che parlano di luoghi e ci sono luoghi che parlano di letteratura; e spesso ci sono luoghi soltanto letterari, luoghi nient’altro che allegorici (come i mulini a vento della Mancha, ma chissà quanti altri ancora), luoghi che non sappiamo decifrare se non attraverso le parole che la letteratura ci ha fornito per vederli, come se le parole fossero occhi (letteratura è il mio sguardo sul mondo come se fosse il tuo, ha detto qualcuno non mi ricordo in quale libro). E c’è continuamente da indagare il rapporto tra la letteratura e i luoghi, fino a che non troveremo una svolta imprevedibile che ci avvicinerà al centro del labirinto (che magari, essendo esso un labirinto, sarà anche la sua uscita… speriamo; o forse, speriamo di no).

 

Per questi motivi e per tanti altri più volte in queste virtuali pagine ripetuti, mi piace proporre oggi un bel brano che ho trovato in rete a proposito di un luogo lontano e di uno scrittore morto più di trent’anni fa, che torna a parlarci e a spiegarci quel luogo, come se fosse ancora vivo (càpita, con gli scrittori bravi). È un brano letterario, nel senso pieno dell’aggettivo, che a un certo punto dice così:

 

Tradire: c’è un verbo più umano? Tradire significa in origine “consegnare”, cioè portare a consegna qualcosa che è stato. Tutto ciò che appartiene al passato ha bisogno del nostro tradimento per essere salvato. Da qui la parola “tradizione”, come sai. Certo il cristianesimo ci ha trasmesso un significato diverso: da Giuda in poi, tradire è un verbo infame. Eppure questa infamia la commettiamo ogni giorno, perché ogni giorno veniamo meno ai nostri ideali, ai nostri doveri, alle nostre promesse, ai nostri amici, ai nostri amori. Io stesso, nel corso della mia vita, ho tradito diverse cause politiche, il partito, la marcia della Storia… In realtà, vivere non è altro che un lungo tradimento. In primo luogo, ciò che ci è stato consegnato non lo conosciamo mai del tutto e mai nella versione originaria, e poi, una volta scomparsi, non sapremo mai fino in fondo che cosa consegneremo e a chi. In secondo luogo, non c’è nulla di più eccitante e liberatorio che venire meno alla propria immagine, quell’immagine che gli altri ti hanno consegnato una volta per tutte e a cui devi rimanere fedele, pena l’infamia. Vedi allora come per me, che ho preferito creare immagini sempre diverse dei destini umani per non cadere nelle trappole della psicologia, tradire è diventato sinonimo di avventura e di libertà.

 

E a questo punto non so se avete capito chi è lo scrittore il cui fantasma ci sta parlando da un luogo così lontano, raccontandoci anche del rapporto tra la scrittura e quel luogo e lo sguardo di noi piccoli esseri umani alle prese con un labirinto come quello del reale. Io credo di no, che non l’abbiate capito; e vi lascio apposta il link, per scoprirlo e andare avanti a leggerlo, se avete voglia, perché il passo è bello e racconta un luogo e un libro come solo i brani belli sanno fare. Però, prima di lasciarvi andare, credo sia opportuno proporvi una seconda riflessione, che riguarda sempre la letteratura ma nel suo rapporto con le magliette. Che forse è un rapporto a cui non avete mai pensato prima ma magari avete fatto male; o almeno è quello che pensa il mio amico Roberto, che qui ve lo spiega.

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Davide Profumo
Davide Profumo

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