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la macchina dei sogni

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«Altri fiumi, altri laghi, altre campagne / sono là su, che non son qui tra noi…» L’Orlando Furioso contiene il mondo intero e tutti i mondi possibili e pensabili, perfino l’Antimondo che è la Luna, dove sale Astolfo a cercare il senno dell’antico Paladino «saggio» per eccellenza, impazzito per amore: là dove si raccolgono i desideri le illusioni i piaceri i dolori gli errori le erranze, e le lagrime e i sospiri degli amanti e le altre cose preziose, leggere, volatili che ci circondano e stanno dentro di noi, e che colmano questo poema dei lunatici… « Non per niente – ha scritto Italo Calvino – Galileo ammirò e postillò quel poeta cosmico e lunare che fu Ariosto». Davvero cosmico e lunare è il Furioso, mirabile macchina dei sogni, teatro della memoria che armonizza le discordanti varietà del cosiddetto «reale», libro-universo in movimento permanente che sembra sbocciare, duplicandosi e amplificandosi in percorsi labirintici, dall’altro libro magico posseduto dal mago Atlante. In quel libro, da cui sorge un castello popolato da belle dame e prodi paladini, e nel Furioso che lo trascrive per noi, risorge, come in un teatrino di ombre, il fantasma della «gran bontà de’ cavallieri antiqui», che la crudeltà feroce del presente rende ancora piú impalpabile e necessario.

 

Oggi, volevo dire soltanto questo, oggi mi hanno ricordato che proprio oggi, giorno di primavera che era difficile sceglierne uno migliore di questo, oggi, mentre il sole sta già un po’ sparendo e ci aspettiamo le piogge dei prossimi giorni e ci sentiamo stranamente leggeri per il lungo fine settimana che ci aspetta, oggi compie 500 anni, che sono mezzo millennio oppure cinque secoli oppure non riesco nemmeno a immaginare quanti minuti, oggi è il compleanno di una delle opere più belle che la letteratura degli esseri umani abbia mai saputo produrre, lOrlando Furioso di Ludovico Ariosto. Che è stato pubblicato in prima edizione a Ferrara, il 22 aprile del 1516.

 

Oggi pertanto l’Orlando Furioso compie mezzo millennio, pensate un po’. Ed è ancora tale e quale a quando è nato, quel giorno di 500 anni fa quando la terra era ancora al centro dell’universo, è ancora leggero e sottile, quasi incantato, labirintico e sorridente, come tutte le cose che nascono dalla pesantezza e dalla sofferenza, dalla solitudine e dal fastidio e dalla misantropia e dall’insofferenza per tutto e quasi tutti (non per la sua Alessandra, però…). Perché Ludovico Ariosto, che fu scrittore così leggero e gentile e sorridente, è stato anche un uomo solo e sofferente e pieno di odio e di rassegnato disagio, come da molte altre sue opere chiaramente appare. Ma nel Furioso no: nel Furioso resta soltanto la trasparenza prodigiosa di un mondo incantato, pieno di corse e di rincorse, di duelli in cui nessuno muore, di incantesimi sempre spezzati, di amori mai davvero portati a compimento, di donne bellissime e di uomini coraggiosi, di uomini aitanti e di donne più coraggiose degli uomini.

 

Non so mai come parlare dell’Orlando Furioso, francamente; non so mai, a nessuno e in nessun luogo, come provare a spiegare la sua grandezza impalpabile: perché è davvero un’opera troppo più grande di me e delle mie inutili forze. Vi lascio perciò alla sua lettura, se ne avrete voglia, quando ne avrete voglia, un giorno, prima che vi si chiudano gli occhi e che sia troppo tardi (perdonatemi: ci sono cose che vanno fatte, una volta nella vita, come perdersi a Venezia di notte, bere una bottiglia di Chablis in una sera di giugno, tuffarsi in mare dopo una lunga corsa, leggere il Furioso – e altre cose che sapete voi…). E, se vi interessasse, la citazione da cui sono partito in questo post è tratta da un bellissimo saggio di Corrado Bologna, uno dei maggiori interpreti del poema di Ariosto nei nostri decenni. Insieme a Italo Calvino, naturalmente; il quale, mi sorprendo talvolta a pensare, non ha fatto altro, per tutta la vita, che provare a riscrivere quel poema rinascimentale che tanto amava e che oggi compie mezzo millennio. E a volte, addirittura, ci è riuscito.

Davide Profumo
Davide Profumo
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2 Comments

  1. […] quando la ricorrenza ariostesca mi ha aperto una finestra (starei per dire un oblò…) nel cuore, da ogni parte e da ogni scrittura ieri mi si presentava la notizia dei 400 anni dalla morte di […]

  2. […] primo anniversario (e ne abbiamo anche già parlato) riguarda uno dei più grandi poemi della storia letteraria terrestre: cinquecento anni fa, […]

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